Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/116

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96 illustri italiani

X.

Rimesso nel senato, e mal vôlto ai nobili che aveano favorito Clodio, si colloca coi triumviri che almeno non eran gente di subbugli e di violenza, e che, sopportati in pace, lascerebbero, se non altro, il riposo: col ringiovanito suo credito sostenne Pompeo, e forse esagerando la carestia, fecegli attribuire la commissione di tenere provveduta di grani la città per cinque anni, con pieno potere sui porti del Mediterraneo: commissione amplissima, che rinnovava il governo personale1. In compenso il Magno gli fece dai pontefici restituire lo spazzo della casa, ed assegnare dal pubblico due milioni di sesterzj per riedificarla, cinquecentomila per la villa tusculana, ducencinquanta per quella di Formia.

Clodio, ostinato a impedire si ricostruissero le ville di Tullio, era tenuto in rispetto da Milone con altri bravacci. Avendo Clodio messo il fuoco alla casa del costui fratello, Milone gliene dà accusa. Clodio dunque briga l’edilità, ottenendo la quale, sarebbe inviolabile: ma Milone dichiara che gli auspizj sono sfavorevoli, e l’elezione vien prorogata. Al nuovo giorno, Clodio fa occupare il fôro da’ suoi satelliti, acciocchè l’elezione si compia prima che Milone objetti sopra gli auspizj: ma che? Milone già vi ha disposto i suoi nella notte. E così prorogasi d’oggi in domani, finche gli Italioti non sieno stracchi di venir dai loro paesi a tumultuare in Roma. E quando Pompeo arringa in favor di Milone, i bravi di Clodio lo fischiano, Clodio gli getta dalla tribuna ingiurie a gola; per tre ore si ricambiano urli, bassi insulti, osceni lazzi, infine si rompe ai sassi e ai pugni; Clodio è messo in fuga; Cicerone fugge anch’esso per paura che «nel tumulto non avvenga qualcosa di male»2.

Cicerone diceva desiderare il regime, stanco di tanti salassi3: ma i due capibanda, incastellati nelle case, forbottandosi per le vie, sommoveano ogni dì la pubblica quiete; finchè Milone, sentendosi forte nell’appoggio di Pompeo e di Cicerone, il quale avea fin detto pubblicamente che Clodio era vittima destinata allo stocco dell’al-

  1. Pro lege Manilia.
  2. Cicerone ad Qaintum fratrem, 5, ad Fam., l, 5.
  3. Diæta curare incipio; chirurgiæ tædet.