Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/124

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104 illustri italiani

Alla gloria del suo consolato pone di fronte la vergogna di quello d’Antonio, infamato da tante brutture, e si scagiona dell’aver preso le armi contro Catilina. «Qual pazzia potrebbe esser peggiore che il rinfacciare ad altri le armi assunte per salute, tu che per ruina le assumesti? Ma volesti anche in alcun luogo celiare. Buoni Dei, quanto poco ciò ti conveniva! Però è tua colpa, giacchè qualche sale avresti potuto imparare dalla moglie tua, donna da teatro. Cedano l’armi alla toga! Si; non hanno forse allora ceduto? ma dappoi la toga dovette cedere alle tue armi. Ponderiamo dunque qual sia stato il meglio, o che alla libertà del popolo romano cedessero le armi de’ ribaldi, o la libertà nostra all’armi tue. Nè ti risponderò intorno ai versi; solo dirò in breve che tu non ti conosci nè di versi nè di altra letteratura: io nè alla repubblica nè agli amici non venni mai meno; eppure in ogni genere di lavori miei feci che le veglie mie e le mie lettere portassero alcun vantaggio alla gioventù e al nome romano.

«Ma non son discorsi da quest’ora; tocchiamo punti più rilevanti. Dici che Clodio fu ucciso per mia istigazione. Che penserebbe la gente se fosse stato ucciso allorquando tu nel fôro, in vista di tutti, l’inseguisti a spada nuda, e l’avresti finito se non si fosse cacciato sotto alle scale d’una libreria? Ch’io ti favorissi lo confesso; che te lo consigliassi, neppur tu osi dirlo. A Milone poi neppur favorire io potei, avendo egli compito il fatto innanzi che alcuno il sospettasse. Oh si, io l’avrò indotto io, quasi a Milone non bastasse il cuore di giovare alla repubblica anche senza istigatore. Ma me ne rallegrai; ecchè? nella contentezza di tutta la città, doveva io solo rimanere malinconioso?

«Quanto a ciò che in molte parole ripeti, che per opera mia Pompeo si avversò a Cesare, ond’è mia colpa la guerra civile, errasti non solo in tutto il fatto, ma, che è peggio, anche nel tempo. Io, sotto il consolato dell’egregio Bibulo, non lasciai cosa intentata per disunire Pompeo da Cesare; ma a Cesare riuscì meglio la cosa, avendo sviato Pompeo dalla mia domestichezza. Dopo che Pompeo si diede tutto a Cesare, dovevo faticarmi a staccarnelo? era follia lo sperarlo, imprudenza il suggerirlo. Pure occorsero due circostanze, in cui alcuna cosa insinuai a Pompeo contro Cesare, e vorrei che tu le riprendessi, se ti dà il cuore: una, che non si prorogasse a Cesare il comando quinquenne; l’altra, che nol si lasciasse concorrere al