Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/173

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marco polo 153

rispondeva con tanta benignità e cortesia, che tutti gli restavano in un certo modo obbligati; e perchè nel continuo raccontare ch’egli faceva più e più volte della grandezza del Gran Cane, dicendo l’entrata di quello essere da 10 in 15 millioni d’oro, e così di molte altre ricchezze di quelli paesi riferiva tutto a millioni, lo cognominarono messer Marco Millioni».

Valga questa storiella per quel che può valere. Noi sappiamo che Marco, combattendo alla battaglia di Curzola il 7 settembre 1298, vi fu fatto prigioniero con altri 7000 veneti, e tenuto in dura prigione, consolò la cattività raccontando diverse cose «secondo ch’elli vide cogli occhi suoi; molte altre che non vide ma intese da savj uomini e degni di fede; e però estende le vedute per vedute e le udite per udite, acciocchè il suo libro sia diritto e leale e senza riprensione. E certo credi, da poi che il nostro signor Gesù Cristo creò Adamo primo nostro padre, non fu uomo al mondo che tanto vedesse o cercasse, quanto il detto messer Marco Polo».

Reso alla libertà (1323) e alla patria, morì carico d’anni, istituendo erede la moglie Donata Loredan e tre sue figliuole.

La relazione di Marco parve a molti favolosa, e la tennero di valore niente maggiore che i romanzi allora divulgati su Alessandro Magno, su Carlo Magno, su re Artù; e ad un codice fiorentino è scritto: — Qui finisce il libro di m. Marco Polo di Venezia, scritto colla propria mano da me Amelio Bonaguisi, quand’era podestà di Cieretto Guidi, par passar tempo e malinconia. Il contenuto mi sembrano incredibili cose, non tanto bugie quanto miracoli, e può esser vero tutto quello ch’egli dice, ma io non lo credo, benchè sia sicuro che per il mondo si trovino diverse cose in differenti contrade. Ma queste cose mi parvero nel copiare piacevoli abbastanza ma non degne di fede: tale almeno è la mia opinione. E ho terminato di copiare questo al detto Cierreto il 12 novembre 1392».

Che che opinione ne corresse, invogliò ad altri viaggi, i quali poi confermarono la veridicità di quel libro, che prima erasi creduto esagerazione, a segno che glien’era venuto il nome di Millione.

E appare che egli pel primo attraversò l’Asia in tutta la sua longitudine, nominando e descrivendo i varj regni, i terribili deserti della Persia e della Tartaria Cinese, la pianura di Pamer, le gole inospite di Baldakshan, il Khotan colle riviere cariche di diaspri, le steppe del Mongol, la gran città di Cambalù, oggi Pekino, la resi-