Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/215

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cristoforo colombo 195

agli hidalgos poveri e prodi, onde rigurgitava la Spagna. L’immaginazione apriva nuovi orizzonti; cavalieri, frati, speculatori accorsero ai brillanti racconti dell’ammiraglio, gli uni per conquistar dominj colle armi, gli altri per rinnovare la santa missione degli Apostoli fra gli idolatri, tutti per pigliarsi quest’oro, che i selvaggi non degnavansi dì raccorre. Nessuna spedizione mai fu più popolare del secondo viaggio che si preparava (settembre): consideravasi onore l’entrarne a parte: diciassette vascelli di varia grandezza furono pronti in un batter d’occhio a spiegare le vele nella rada di Cadice.

Gl’impiegati del Governo aveano ordine di non negare a Colombo cosa ch’egli richiedesse. Egli salpa colmo di gloria e di fiducia, caricando viveri, attrezzi d’arte, semi o barbe, cavalli ed altri animali domestici, che credeansi indispensabili alla fresca colonia. Tra i moltissimi che alla nuova crociata, di cui l’India è la meta, chiedono aver parte, mille sono scelti, e coi volontari venuti a proprie spese, sommarono a millecinquecento; pomposi, invidiati, pieni di gioja e di speranze. Alle Canarie preser semi e piantoni di melaranci, limoni, bergamotti ed altri frutti; vitelli, capre, montoni, majali, che poi sulle nuove terre smisuratamente propagaronsi; e beata l’America e l’Europa se queste sole cose si fossero tra loro ricambiate, se l’assurda scienza economica d’allora, o piuttosto l’insana avidità dei dominanti non avesse fatto credere che ricchezza unica fosse l’oro!

Colombo avea ferma fede nell’autorità dei re; null’ostante, educato nel traffico e nei negozj, considerando il commercio siccome la ricchezza delle nazioni, non intendeva già trasportare nelle Indie la tirannia della spada, sibbene un poter tutelare, che assicurasse ai privati qualunque transazione. Ma fu ben tosto oltrepassato dalla gioventù nobile, che precipitossi sul nuovo mondo come sovra una preda.

Per allora arrivano alla Guadalupa e in mezzo all’arcipelago delle Antille. Avido di nuove scoperte, Colombo erasi sviato dalla sua strada per riconoscere l’arcipelago dei Caraibi; e gli avventurieri che l’accompagnavano sentironsi ben tosto svogliati delle fatiche e delle privazioni d’una lunga navigazione. La speranza delle delizie d’Ispaniola li inebbriava tuttora, quando, arrivando al porto della Natività, trovano i loro compagni trucidati dagli Indiani dell’interno, che avevano sterminati questi insolenti stranieri, i quali ne voleano rapir i beni e le donne. Costoro, di cui forse gli Americani esageravano