Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/26

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6 illustri italiani

stoso Andrea Dandolo, Rolandino e Albertino Mussato padovani; e dopo il forse non autentico Matteo Spinelli da Giovenazzo che narrò i fatti patrj dal 1247 al 68, e Ricordano Malaspini quei di Firenze dal 1200, dettava in bell’italiano Dino Compagni, contemporaneo mal negato del nostro Alighieri e vicinissimo a Giovan Villani.


III.


Insieme avevano preso il volo le belle arti, dalla musica cui Guido d’Arezzo avea dato la scrittura, alla edificatoria che spiegavasi prima ne’ chiostri e nelle basiliche, poi ne’ palazzi de’ Comuni, colle società de’ Franchimuratori e colle devote aspirazioni de’ costruttori del triplice tempio d’Assisi. Marchione d’Arezzo ergeva la pieve della sua patria (1216); Lorenzo Montani il meraviglioso duomo d’Orvieto (1290), palestra ai migliori pennelli e scalpelli di quel secolo; ed ecco la facciata di quel di Siena (1284), e Santa Maria de’ Servi ad Arezzo, e Or San Michele a Firenze, e ’l duomo di Perugia poco dopo; e subito il campanile di Pistoja. San Martino di Lucca era restaurato (1308), come il duomo di Prato (1312) e San Martino di Pisa (1332); Arnolfo di Cambio da Colle (1311) piantava a Firenze il Palazzo Vecchio, Santa Maria del Fiore e Santa Croce; alcuni monaci Santa Maria Novella, e così Santa Chiara a Napoli, Santa Maria sopra Minerva a Roma: e il ricinto ove i Pisani voleano esser sepolti in patria, ma entro terra di Palestina.

Nè in Italia soltanto. Già erano avanzati il duomo di Colonia (1248) e le cattedrali di Ulma (1277) e di Spira, e quella di Strasburgo, vanto di Ervino di Steinbach; in Francia la Santa Cappella ricopriva di finissimi lavori le reliquie che san Luigi avea raccolte in Oriente: la cattedrale d’Amiens era finita nel 1288; poi Nostra Donna di Parigi, e il duomo di Reims, e Sant’Ovano di Rouen. Aggiungete gli insuperabili monumenti d’Inghilterra, e non farò che accennare le meraviglie moresche della Spagna, e l’innesto di queste col normando nella Sicilia. Qui pure l’originalità non era ancora soffogata dall’imitazione, nè il raffinamento materiale prevaleva alle idee e al sentimento; e il secolo nostro, impotente a creare, vantossi novatore quando si rimise alla loro imitazione.

I marmi erano intanto effigiati insignemente da’ Pisani, da’ Senesi, dai Masegni, dagli Arnolfi; nei quadri abbandonavansi le secchezze