Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/288

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268 illustri italiani


Insieme sono ospitali, cupidi di libertà, bisognosi di lottare, se non altro per giuoco; lieti al pericolo, perseveranti alla prova, tutti prodi a combattere quando occorra: tanto avea torto Genova d’escluderli dalle armi. In patria infingardiscono senza lettere nè arti, fin a chiamare i Sardi a coltivare le loro vigne, gli ulivi, le ubertosissime arnie, mentre essi accidiosi guardano que’ prezzolati, e costringere le donne a faticare, mentr’essi baldanzeggiano alla caccia e alla bettola. Eppure molti in Toscana e nello Stato Romano andavano a tentare colture felici; alcuni procacciando in negozj nell’Indie, in America e altrove, salirono in opulenza per vie diverse: di Corsica nacquero segretari di Stato, legati a latere, cardinali, vicerè, comandanti, e nella capanna affumicata del povero tu ritrovi effigie di vescovi e di colonnelli della famiglia. Un Côrso difese Brescia dall’imperatore Massimiliano; un Côrso salvò ad Enrico IV Marsiglia; un Còrso co’ suoi consigli restituì la corona all’imperatore del Marocco; Lazzaro di Bastìa rinnegato côrso fu dey d’Algeri; una Côrsa rapita dai Pirati divenne moglie prediletta all’imperatore del Marocco.

Una tale mescolanza di qualità, tanto avanzo di primitivo, tanto sen timento della personalità che altrove va perduto, tante virtù parche e austere, degeneranti in implacabili rancori, rendevano viepiù difficile il governarli; e quell’odio, che li traeva a scannarsi fra loro, concentravano contro i Genovesi, alla cui servitù mai non si erano piegati. Da fanciulli abituavansi ad esecrarli; i trastulli puerili erano riotte fra Genovesi e Côrsi; consideravasi merito uccidere qualche Genovese che fosse così imprudente da avventurarsi solo nel paese, e altrettanto i Genovesi dell’avere ucciso un Côrso vantavansi come dell’uccidere una fiera. Gl’isolani più volte insorsero, coll’armi protestando dei patti mal tenuti e della crescente oppressione: ma i Genovesi, o dirò meglio gli oligarchi, guardavanli tra paura e disprezzo; a guisa di coloni pensavano a usufruttarli, non mai a educarli, con un governo abjettamente corrotto e duramente irritante.

A prevenire le quasi annuali rivolte, Genova pubblicava statuti fierissimi; morte a chi procacci l’offesa di qualsiasi agente della repubblica, o venga all’atto prossimo di offenderlo; morte a chi mandi o riceva qualsivoglia oggetto da un ribelle, o gli parli, foss’anche il padre col figlio, o non riveli le macchinazioni anche solo congetturate; fin i trapassati si perseguitavano e i loro figliuoli. Queste ira