Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/334

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312 illustri italiani

patronati laicali; ogni nuovo vescovo non s’indirizzerà al papa per ottenere la conferma, solo scrivendogli come a capo visibile della Chiesa universale; ma la conferma chiederà al suo metropolita o al vescovo anziano della provincia. Il vescovo è pastore immediato della parrocchia episcopale, con un determinato numero di vicarj che l’amministrino, e formino il consiglio suo permanente, senza dei quali non potrà esercitare verun atto giurisdizionale pel governo della diocesi. Al vescovo e al suo consiglio spetta la nomina de’ superiori del seminario, che sono membri necessarj d’esso consiglio. Il primo o secondo vicario della chiesa cattedrale sostiene le veci del vescovo in sede vacante, sì per le funzioni curiali, sì per gli atti di giurisdizione.

È questa la famosa Costituzione Civile, che il Thiers dice «opera dei deputati più pii, più sinceri dell’Assemblea, senza di cui i filosofisti avrebbero trattato il cattolicismo come le altre religioni». Così l’avessero trattato! ma in fatto era un’attuazione del giansenismo, e fu dai Giansenisti proposta e accettata come un mezzo di salvar almeno qualcosa; mentre la libertà qui pure avrebbe prevenuto gli immensi mali derivati dalla mostruosità di trasformare i preti cattolici in semplici filosofi, che continuassero a dir messa senza credere nè al vangelo, nè alla Chiesa, nè alla divinità di Cristo; conservare il culto sol come pastura del popolo e salvaguardia della sua moralità; commettere cioè una grande ipocrisia, quasi fossesi conservato il fondo. Costringendo i preti a giurare d’essere fedeli alla nazione, alla legge, al re, a questa Costituzione, l’Assemblea obbligava gli onesti a separarsi dalla rivoluzione, gettava la scissura nelle coscienze e negli atti, e rese necessarie le migliaja di supplizj, che fanno ancora esacrata la memoria di quei tempi.

Molti preti resistettero alla Costituzione Civile, come non aveano fatto i vescovi inglesi o tedeschi nel Cinquecento, come non sarebbesi mai aspettato da quegli abati eleganti: lottavano e morivano per non lasciarsi rapir la fede: e, se la religione era scomparsa dalle città, dove non più chiese o vescovati o monasteri o preti, viveva o rinasceva nelle anime1. Già nel 1797 moltissimi Comuni

  1. È notevole la persistenza del sentimento religioso anche ne’ peggiori giorni. Adolfo Schmidt, professore a Jena, pubblicò (Lipsia, 1867) Quadri della rivoluzione francese, desunti affatto da stampe contemporanee, e al 30 maggio 1793, fra il sup-