Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/354

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332 illustri italiani

che Parma e Piacenza sono annesse all’impero perchè formano compimento del territorio di Genova: che l’annessione della Toscana è necessaria per aumentare le nostre coste, e in conseguenza il numero dei nostri marinaj, e anche per rendere centrale il golfo della Spezia dove ho ordinato uno stabilimento militare come quel di Tolone; che dunque tali disposizioni provvengono dalla necessità in cui ci riducono i nostri nemici di metterci in grado di ristabilire la libertà dei mari».

Com’è senza pari nella guerra, così crede essere nella politica, mentre, digiuno di quella diplomazia che fonda l’avvenire sulla cognizione del passato, conquista, ma non conserva; scompiglia, rimescola, e riesce a farsi nemici, non solo tutti i re, ma tutti i popoli. Nè l’abbattere i re è difficile in tempo di rivoluzione e con genti che si dilettano allo spettacolo delle regie cadute; ma dietro di essi trovò i popoli.

Pretende a tutta Europa imporre quell’accentramento, a cui la Francia non arrivò che traverso un mar di sangue. Come Carlo V, volle associare alle sorti d’un solo nome venti popoli diversi, fra i quali l’unità non può costituirsi se non con un accentramento amministrativo e ufficiale, dove si logorano tutte le più vive e originali affinità di ciascuna di queste nazioni, legate contro voglia al carro comune.

Nell’esiglio vantò che il suo concetto era ristabilire le nazionalità. Al contrario, le minacciò tutte. Ebbe in mano l’Italia e la Polonia. In quella distrasse le dinastie come le repubbliche, e la sua grandezza vera, il papato; di Roma e Torino fe dipartimenti dell’impero; le terre venete spartì in feudi, al modo dei re barbari. I Polacchi profusero il sangue in tutte le sue guerre, eppure egli non osò proclamarne la resurrezione.

Lo spirito nazionale, che vive di tradizioni e di libertà, s’era ridotto in Francia nell’esercito, non più composto di alcuni cittadini, ma di tutti, come al tempo dei Barbari; talchè Napoleone potè menarne alle due estremità dell’Europa uno immenso e inesaurabile, indurito come i soldati mercenarj, focoso come i volontarj. Con questi stromenti e col genio suo compiva i prodigi che lo fan chiamare eroe, cioè conculcava le nazionalità, trattando popoli e territorj come oggetti di traffico; preponderando perchè più forte, e perchè le nazioni da lui calpestate non osavano resistergli, come tutta Francia non aveva osato resistere a un branco di terroristi.