Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/380

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358 illustri italiani

nella morale, nella religione, a ciò adoprando l’insegnamento, i colloquj, i libri. La scienza sua nuova consisteva nella necessità universale e nell’antivedere; le intelligenze erano le cagioni; loro organi le stelle; ogni cosa sotto la luna aver effetti necessarj; tutto esser fatale. L’uomo però, mediante la scienza, può costringere le intelligenze a palesargli il futuro. Perchè questa nuova scienza prevalesse, bisognava aver distrutta la verità razionale e la rivelata; e Cecco lo faceva con una fermezza, che non si smentì neppur davanti al rogo.

Insomma egli rappresenta la scienza naturale, contro la scienza cristiana di Dante; e potrebbe anch’essere che i Fiorentini, i quali vivo aveano cacciato Dante, morto il volessero vendicare perseguitando Cecco suo detrattore: il che viepiù ci si rende probabile dal vedere principale avversario di lui Dino del Garbo. Anche l’Orgagna, nel Camposanto di Pisa, lo dipinse nell’inferno. Pure il suo poema; fu, come dicemmo, tante volte ristampato, e il gesuita Appiani ne fece un’insulsa difesa, pretendendo fosse d’inappuntabile dottrina1.

  1. La quistione di Dante eretico (vedi sopra, a pag. 33) fu ripigliata nel Calendario Evangelico del 1865 che si stampa a Berlino, dove il dottore Ferdinando Piper, professore di teologia, trattò di Dante und seine Theologie. Conviene egli che Dante pone come supremo bene Iddio, nè poter l’uomo raggiunger esso bene se non acquistando la beatifica visione: questa acquistarsi colle virtù teologiche: alle quali ci ajutano le sacre carte, l’esperienza e la ragione, che però nelle cose soprasensibili piegasi alla rivelazione. Dante propriamente non può dirsi uscito dalla Chiesa di Roma: le sue dottrine però menano dritto alla evangelica. E non solo quanto alla riforma del capo e delle membra, e quanto al poter temporale: ma anche nel dogma. In fatti (è sempre il Piper che ragiona) egli non ammette l’infallibilità del papa, giacchè colloca fra gli eretici Anastasio II papa: non ammette che niun altro fuor dei presbiteri possa ingerirsi nella Chiesa, poichè egli stesso se ne ingerisce raccomandando la riforma: non ammette che le decretali possano esser fonte del vero quanto le sacre carte.
    Veda ogni cattolico se questi siano argomenti valevoli a segregar quel genio dalla nostra unità.