Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/434

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410 illustri italiani

quenti scorrezioni, è troppo lontana dal sapore toscano, e l’ottava, se talvolta suona dolcissima come nell’episodio di Erminia1, troppa dista dalla facilità e dalla magnificenza dell’Ariosto.

Il soggetto lo porta a situazioni confacenti col suo sentire? Allora è veramente artista, come negli episodj d’Olindo e Sofronia, d’Erminia, d’Armida, tanto ben trovati quanto fuor di luogo; nè la poesia di verun paese ha situazione meglio immaginata che la morte di Clorinda.

Però a grandezza vera non ergesi mai, le occasioni poetiche lascia sfuggirsi, in modo visibile fin ai mediocri. Camoens doveva insegnargli a far grandeggiare la propria nazione: ma benché Tancredi e Boemondo gliene offrissero il destro, dell’Italia non fa cenno forse che in due o quattro versi. Avrà a dipingervi il paradiso? Traduce il sogno di Scipione, egli cristiano2; come le ambascerie negli

  1.                Non si destò finchè guarrir gli augelli
                   Non sentì lieti, e salutar gli alberi,
                   E mormorar il fiume e gli arboscelli,
                   E con l’onda scherzar l’aura e co’ fiori.
                   Apre i languidi lumi, e guarda quelli
                   Alberghi solitari de’ pastori;
                   E parle voce udir tra l’acqua e i rami,
                   Ch’ai sospiri ed al pianto la richiami.

  2. Ancor più pedestre imitatore del Sogno di Scipione mostrasi nella canzone in morte d’Ercole Gonzaga, dov’egli, contemporaneo di Galileo e posteriore d’un secolo a Colombo e a Vasco, canta:

                   Vedi come la terra in cinque cerchi
                   Distinta giace, e che ne son due sempre
                   Per algente pruina orridi e inculti;
                   Deserto è il terzo ancora, e che si stempri
                   Pare, e si sfaccia negli ardor soverchi;
                   Restan sol quelli frequentati e culti.
                   Ma sono all’un dell’altro i fatti occulti.
                   Quasi interposte in loro e vaste e nude
                   Solitudini scorgi, e in ogni parte
                   Quasi macchie cosparte,
                   Lor come isole il mare intorno chiude;
                   E quel che in voce in carte
                   È Oceano chiamato, ed ampio e magno,
                   Che ti sembra or, se non un piccol stagno?

    Il concilio dei diavoli nella Gerusalemme è tolto dalla Cristiade del Vida.