Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/458

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434 illustri italiani

d’incivilimento, e modelli di gerarchico potere e di civili ordinanze. Unica parola sentita era quella del pulpito, e impediva l’Europa di divenire quello che divennero i paesi ove la voce del sacerdote rimanea muta od uffiziale: il pio dolore, la asserita eguaglianza, i dolci sentimenti, le profetiche minacce, l’additata retribuzione erano continue proteste contro della prepotenza; proclamavano, benchè violata, la legge morale; perpetuavano dottrine che diverrebbero base del pubblico diritto. Immenso uffizio della parola, che vince l’ignoranza e la violenza, resiste ai re ed affratella i popoli! E il popolo, che non s’inganna nelle sue simpatie, si volge a quest’alito che rinfresca l’aere infocato, e impara i suoi diritti nell’adempiere i suoi doveri.

Fu per questo modo che la Chiesa venne a preponderare nello Stato, come il papato nella Chiesa; e la Roma cattolica toccò il vertice di sua magnificenza. Dov’è notevole che i re più robusti furono quelli che più largheggiarono di beni e giurisdizioni al clero, come Carlo e Ottone Magni, Alfredo, Guglielmo Conquistatore; attesochè l’uomo grande non s’alza deprimendo ciò che lo circonda, bensì traendolo alle proprie intenzioni, sempre vaste e grandiose.

In Germania nella nobiltà stava la forza, nel clero l’educazione: quella tutelava a punta di spada le costumanze settentrionali, le franchigie, l’onore; questo raddolciva gli animi per via delle lettere, dell’ordinamento, della subordinazione, non guardando ad una gente sola, ma a tutto il genere umano. Però le attribuzioni proprie a ciascuno, e per le quali avrebbero, di conserva ma distintamente, ajutato l’incivilimento, presto si confusero. E la giurisdizione ecclesiastica ormai non era più una concessione, ma un diritto; e Carlomagno stabilì potessero le curie pronunziare in tutte le cause, fossero anche portate loro da una parte sola; lo che moltiplicò il concorso a quel Foro, quanto meno nel secolare si trovavano dottrina ed equità. Con ciò gli ecclesiastici non usurpavano un potere, giacchè nol toglievano a nessuno; ma lo raccoglievano dal fango dove era caduto pe’suoi eccessi: acquistavano la superiorità, legittima e naturale a chi è migliore.

Quando il regime sociale annetteva la giurisdizione ai possessi di terre, dovette la Chiesa studiar di accrescere i proprj, e così collocarsi colla più alta gerarchia anche mondanamente. E in fatto acquistò smisurate ricchezze, sì perchè sola ordinata fra il disordine univer-