Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/474

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450 illustri italiani


La mutua indipendenza della podestà secolare ed ecclesiastica è di libera discussione dacchè la Corte romana cessò dal pretendere, per diritto naturale nè per diritto divino, a giurisdizione diretta o indiretta sopra il temporale de’ Governi. Ridotta la questione a storica, non s’avrebbe che a cercare la verità; eppure detrattori e panegiristi trascendono sul conto di Gregorio VII, quasi autore di un diritto pubblico nuovo o esageratore di pretensioni papali. Il Dictatus Papæ è conosciuto lavoro apocrifo: ma quelle pretensioni appajono dalle sue epistole. Udiamolo.

«La Chiesa dev’essere indipendente da ogni podestà temporale; l’altare è riservato a colui che, per non interrotta serie, succede a San Pietro; la spada del principe è a lui sottoposta, e da lui viene perchè è cosa umana; l’altare, la cattedra di San Pietro da Dio solo vengono e da lui solo dipendono1. La Chiesa giace ora nel peccato perchè non è libera, perchè attaccata al mondo e ai mondani2; i suoi ministri non sono legittimi perchè istituiti da uomini del mondo: perciò negli unti di Cristo abbondano cupidigie e passioni criminose, ingordigia di cose terrene di cui hanno bisogno perchè attaccati al mondo; sicchè vedonsi dissensioni, astio, orgoglio, cupidigia, invidia in quelli che devono possedere la pace di Dio3.

«La Chiesa dev’esser libera, e tale divenire per mezzo del suo capo, primo uomo della cristianità, sole della fede. Il papa tiene le veci di Dio, governandone il regno in terra: senza lui non v’ha regno; senza lui la monarchia va a picco, siccome un vascello fesso. Le cose del mondo sono spettanza dell’imperatore, quelle di Dio sono del papa. Conviene dunque che questi strappi i ministri degli altari dai lacci che gli avvincono alla potenza temporale.

«Altra cosa è lo Stato, altra la Chiesa. Come una è la fede, così una è la Chiesa; uno è il papa suo capo, uno i fedeli suoi membri. Se la Chiesa esiste per sè stessa, non deve operare che per sè: come una cosa spirituale non è visibile che per una forma terrestre, e l’anima non può operare senza il corpo, nè queste due sostanze essere unite senza un mezzo di conservazione; così la religione non esiste senza la Chiesa, nè questa senza le possessioni che ne assi-

  1. Ep. III, 18; VIII, 21.
  2. I, 42, 55.
  3. II, 11; I, 42; II, 45; VII, 2; VIII, 17.