Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/497

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gabriele malacrida 473

invece delle carceri i conventi, invece delle verghe i cantici, invece della forca le penitenze. Quel turpe maneggio è noto, come si sa che re Giuseppe una sera fu assaltato per ucciderlo. Eretto processo per questo misterioso attentato, uno degl’imputati nominò per complice il padre Malacrida. Qual bella occasione di vendicarsi di questo e di denigrare tutta la Società di Gesù! Cercatane la casa, fra le carte di lui si trovò una lettera, diretta al re, a cui annunziava sovrastargli un gran pericolo. Il Malacrida disse averne avuto rivelazione o ispirazione1, come in altre predizioni; ma la giustizia volle vedervi una complicità, e arrestatolo (1759) il condannò. Ma per accusa tanto assurda non si ardiva mandarlo al supplizio, onde, con un’arte pur troppo non disimparata, si pensò infamarlo2. Il Pombal, vantato filosofo, seppe valersi a tal fine del tramutato Sant’Uffizio, a cui capo avea posto suo fratello; dopo due anni di prigionia vi denunziò come impostore, blasfemo, eresiarca il Malacrida, allora di settantatre anni, facendo sentire esser desiderio del re che fosse condannato, e a tal uopo allontanandone quei che potessero salvarlo.

L’accusa appoggiavasi principalmente sopra due libri, che diceasi avesse composto in prigione, uno Tractatus de vita et imperio antichristi, l’altro Vita mirabile della gloriosa sant’Anna madre di Maria santissima, dettato dalla medesima santa coll’assistenza, approvazione e concorso della medesima serenissima signora e del suo santissimo Figliuolo. Da essi parrebbe s’abbandonasse a fantasie mistiche, pretendendo aver visioni, colloquj, rivelazioni dal Padre, dal Figlio,

  1. Nell’Anticristo dice che, il 29 novembre anno passato, aveva udito queste parole:— Hac nocte uno, idest brevi et inopinato interitu, de medio tollemus principem tam iniquæ criminationis, cum adjutoribus et adulatoribus suis».
    Confessò che, vedendo l’immenso danno che verrebbe dal togliersi ai Gesuiti le missioni, avea pregato caldamente Iddio, ed ebbe ispirazione d’avvertire il re d’un grave pericolo che gli sovrastava; pericolo che cercò sviare facendo anche penitenze e orazioni, per le quali crede che nostro Signore moderasse il castigo. Aver invocato dal tribunale d’esser udito subito, perchè intendeva manifestare il pericolo del re, ch’egli sapeva per rivelazione. E di questa e d’altre sosteneva la verità, e come la Madonna lo avesse assolto dalla colpa e dalla pena; e si lagnava di ottener meno credenza che non tant’altri simili.
  2. Fra le sue carte trovossi pure una tragedia. Amano, ch’egli avea scritta fin quando era maestro in Corsica, ma dove si vollero riconoscere allusioni al ministro Pombal.