Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/50

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30 illustri italiani

Guglielmina, fra Dolcino, il nominalista Abelardo, gli scettici Cornificiani, il materialista Roscellino, il panteista Amalarico predicavano o praticavano dottrine, avverse alla religione non meno che alla società; l’Evangelo Eterno opponeva una nuova rivelazione a quella di Cristo, e sotto una perfezione inattingibile mascherava il disordine delle menti e forse delle azioni. Dante mettea fra i miscredenti anche persone da lui dilette; l’amico Cavalcante e il gran Farinata relegava tra gli Epicurei «che l’anima col corpo morta fanno», e asseriva che le arche n’erano piene più che non si credesse. Alcuni già riguardavano la Bibbia come una grande allegoria; altri la tormentavano colle sottigliezze scolastiche: e Stefano vescovo di Tournay scriveva a Celestino III: — Oggi v’è tanti scandali quanti scritti, tante bestemmie quante pubbliche discussioni: e tra la confusione delle scuole pare non si pensi che a proporre quistioni stravaganti, a rischio di non saperle risolvere».

A quel libertinaggio del ragionamento e degli atti opponevasi l’Inquisizione; procedura smoderata, come si suole in età che non conoscono il dubbio, ma solo l’entusiasmo; età eccezionali nel bene come nel male, dove l’intolleranza era quanta la carità. Nè Dante l’avrebbe disapprovata, egli che talora prorompe: — A siffatte objezioni non si risponde con argomenti ma con coltelli».

Poco si tardò a ravvisare che la Chiesa, nel tutelare i canoni proprj, tutelava la verità e la ragione, tenendosi in quel mezzo che formò sempre la sua forza: e dopo di Pietro Lombardo e di Lanfranco e Anselmo d’Aosta, Alberto Magno, san Bonaventura, Duncano Scoto, san Tommaso ebbero distinte le competenze della fede e quelle della ragione.

E ci pare gran segno della civiltà di quegli Italiani il saper essi discernere l’evangelo dalle arbitrarie interpretazioni, la Chiesa dagli abusi, il principe di Roma dal pontefice universale, e con baldanza imprecare all’adultera di Babilonia, mentre si mostravano così sommessi all’autorità papale. Il che poco videro quegli intolleranti di tempo fa, che pretesero fare dell’Alighieri un precursore della dottrina protestante, e quei ghiribizzosi d’adesso che lo chimerizzarono autore d’una perpetua allegoria contro la Chiesa, e fino istitutore di non so qual nuova religione.

Dante non era un fino critico, un ardito novatore, come alcuni vollero figurarlo; conosceva i difetti del suo tempo, ma viveva e