Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/567

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giandomenico romagnosi 543

è dunque che a gente siffatta dovesse dar ombra ogni segno d’italiana franchezza, nè volevano trovare atti virili in un popolo, che studiavano di far credere pupillo, e come tale bisognoso di essere tutelato dalla gente conquistatrice.

Così quel Codice, ove si sente la rozzezza della legislazione Carolina, ove l’intenzione di posar il diritto sulla forza appare fin dal primo articolo nella distinzione in contravvenzioni, delitti e crimini, tratta dal fatto materiale ed arbitrario della pena, per cui la società dee considerare non la natura intrinseca delle cose, ma la punizione dell’autorità; ove la pena di morte è prodigata, colla confisca de’ beni, col marchio, colla berlina, colla morte civile; ove il falsificare o metter in corso una lira falsa o adulterata è caso di morte; ove è delitto la semplice proposizione neppur accettata di alto tradimento (§ 90), delitto l’unione di venti persone anche per oggetto lodevole (§ 281), venne qui attuato nel 1811; Alberto De Simoni con altri lo tradusse: Tommaso Nani disertò le sue buone dottrine per applaudirlo commentandolo: il Romagnosi fu invitato ad esibire i suoi riflessi sui titoli della prescrizione e della riabilitazione1, che, come altre cose, dovettero essere variati nel Codice di precedura, al quale, per conformarlo al penale, fu impresso alcun che della tirannide suggellata sul francese2.

Che se i lavori del Romagnosi su quel Codice venissero ridotti a lezioni di alta legislazione, vi avremmo un glorioso riscontro alla servilità, che dettò i motivi del Codice Penale francese del 1810, al disprezzo ed all’ignoranza dell’umana natura ed al convincimento che continuo di là traspira, che l’ordine sociale non s’appoggi che sulle prigioni e sulle bajonette.


VIII.


Venne il Romagnosi adoperato dal Governo in altri lavori di legislazione, poi creato consultore al ministero della giustizia e professore di diritto civile nell’università. di Pavia, indi a Milano, con

  1. Lettera del gran giudice 24 agosto 1810. Trovo un’altra lettera di Méjean al Romagnosi del 26 febbrajo 1808, ove gli accusa ricevuta d’un importante lavoro sul Codice Napoleone. Non so qual sia, se pur non lo sbagliasse coll’accennato progetto.
  2. Col decreto 7 dicembre 1810 eransi aggiunti al Codice di procedura 89 articoli, coi capi XIV e XV riguardanti la Riabilitazione e la Prescrizione.