Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/586

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562 illustri italiani

intesi a conservar la personale indipendenza e la politica divisione, quelli a garantire i possedimenti, le leggi, la religione: nel qual cozzo la forza della conquista rimane stritolata, quella de’ dominati ricupera vigor morale e guerresco; antagonismo, donde nacquero poi le compiante discordie fraterne e l’impotente lotta delle fazioni che pareano un desolato eccidio dell’italica civiltà, eppure erano un fermento delle forze eterogenee per assimilarsi.

Nell’incivilimento rinnovato d’Italia, il Romagnosi avvisò un procedimento inverso: poichè, dove ordinariamente il politico previene l’ordine morale e l’economico, questi al contrario ne’ Comuni fiorivano, mentre il politico barcollava. Del che furono cagione le tradizioni e le abitudini, per cui non si fondò lo stato economico sopra i possedimenti di territorio, bensì sul commercio e sull’industria. Ciò costrinse a commettere le armi a destre mercenarie; i baroni se ne valsero contro la nazionale libertà; gl’intestini dissidj obbligarono a tornare alla dittatura dei podestà, cui successero i tirannelli che convertirono la primazia feudale in prerogativa principesca.

E se a quei tempi mancava una forza accentrata, che tutelasse le persone, le cose, le civili istituzioni, pure il perfezionamento economico e morale si effettuavano mercè la coltura e gli eccitamenti della libera concorrenza ed il benigno influsso del diritto romano. Le susseguenti fortune, e il non essersi ne’ bei tempi preparata e diffusa nessuna opinione generale e radicata de’ principj filosofici e politici, c’impedirono di salir quanto Francia, Spagna, Germania, Inghilterra.

Chi vorrà in questo lavoro degli estremi anni del Romagnosi numerare le novità, presto sarà al fine, ma qui troviamo delle dottrine sue capitali mostrata l’applicazione e la certezza: qui vediamo l’incivilimento, diretto dalle medesime leggi della mente umana, cioè la trinomia dello stimolo esterno di persone e cose, dell’interna corrispondenza della propria energia, e dell’effetto d’un triplice perfezionamento.

Ma se la civiltà europea è dativa, dond’essa è derivata?

A questa ricerca diresse il Romagnosi i suoi discorsi intorno ai primitivi Italiani1, che traeva dalla Libia; e pochi s’accontente-

  1. Inseriti nel marzo, aprile e maggio 1833 della Biblioteca italiana, a proposito della Storia degli antichi Italiani del Micali, sopra la quale e sopra i vasi scavati a Canino dal principe Buonaparte molto studio abbiamo fatto insieme.