Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/614

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
590 illustri italiani

misericordia con tutti, non lasciasi turbare da ingiuria veruna, si duole de’ patimenti altrui come de’ suoi proprj, non comporta che il debole sia oppresso, e allo sventurato soccorre, tal possiamo dire sia stato il Romagnosi. Certe postume declamazioni di amici e di nemici l’han fatto passare per un empio, dimenticando che la religione è un’eccelsa piramide, la cui cima si asconde fra le nubi, ma ai pensatori è concesso esplorarne la base e misurar le proporzioni. Altri il foggiarono da martire dell’inquisizione ecclesiastica. Chiariamo i fatti. Qualche zelante denunziò la sua Genesi del diritto penale alla Congregazione dell’Indice, che, come ogni altro tribunale, accetta le accuse e le pondera. È suo canone, spiegato massimamente dal breve 15 luglio 1751 di Benedetto XIV, che, qualvolta si tratti di autore cattolico e in buona fama, gli si usino tutti i riguardi, e vengangli comunicate le imputazioni e sentite le discolpe. Per mezzo di monsignor Opizzoni, arciprete del Duomo, nel novembre 1827 furono dunque additati al Romagnosi varj passi dell’opera sua; ed egli, grato ai generosi riguardi co’ quali veniva onorato dalla Sacra Congregazione, si sentì in dovere di corrispondervi con la dovuta venerazione e lealtà, ed espose le giustificazioni, o spiegazioni che vogliano dirsi, assicurando quel consesso della profonda sua venerazione1. Il qual

  1. Le opinioni sue intorno alle relazioni fra la Chiesa e lo Stato espresse nella Scienza della Costituzione.
    — L’unità della religione è sempre un gran bene per uno Stato. Ma essa non è veramente un bene, se non quando la religione stessa serve o servir può al bene dello Stato colla sanzione da lei prestata alla morale pubblica e privata, e colla associazione del ministero religioso col ministero politico. Dico l’associazione, e non dico la soggezione. So quanto importi ai popoli l’aver un estremo appoggio contro il dispotismo illimitato: e io considero la religione come il vero palladio della vita civile.
    «Quando le cose siano costituite in modo, che una religione sia, e quanto alla sua dottrina e quanto al suo ministero, veramente sociale, io son d’avviso che un ordinator d’uno Stato, trovando il suo popolo imbevuto di una credenza sola, debba esser sollecito a conservare e proteggere quest’unità, pensando che qualunque alterazione sarebbe politicamente nociva.
    «Quando parlo della conservazione e della protezione non voglio autorizzare nè la coazione nè l’intolleranza; ma soltanto raccomando la tutela politica dell’unità. Io escludo quindi la predicazione e il formale proselitismo d’una nuova setta. Escludo il pubblico esercizio d’una diversa setta di stranieri domiciliati, rispettando in essi la libertà delle loro credenze, e ammettendoli a partecipare di tutti i diritti civili e politici.
    «In breve io difendo l’unità della religione dominante di fatto, come una mia proprietà preziosa, senza offendere o invadere la proprietà altrui.