Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/158

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148 illustri italiani

torità morale, indipendente dal Governo e dalla politica, rappresentante della società insieme e della famiglia.

La classe delle Belle Arti è in ciascuna sezione governata da un direttore perpetuo, eletto in adunanza generale fra i membri dell’Istituto, con stipendio; e sovrintende alla galleria, alle sale dei modelli, del nudo, dell’anatomia; presiede alle giunte che concernono unicamente le arti belle: ha cura di fare scegliere dalla classe il modello pel nudo; e un preparatore anatomico che somministri almeno dodici pezzi l’anno; che si faccia un corso d’osteologia e miologia applicata alle arti: indica gli allievi e artisti che l’Istituto proponga al Governo per sussidj, pensioni, allogamenti; amministra la somma che l’erario soleva assegnare per restauri artistici alle chiese povere, veglia sulle scuole, di disegno del dominio, in modo di dare buon iniziamento alle arti maggiori; veglia pure e dà opera all’esposizione artistica triennale.

La spesa totale, calcolando 66 membri pensionati, saliva a fiorini 88,400 (franchi 220,000), cioè nulla più di quel che costassero già i due Istituti e le due Accademie di Belle Arti. Con disposizioni transitorie assicuravansi i diritti acquisiti, e provedeasi alla trasformazione dei quattro corpi antichi nell’unico Istituto Lombardo-Veneto di lettere, scienze ed arti. Alla Pasqua del 1859 doveva raccogliersi la prima adunanza generale e l’esposizione di Belle Arti a Venezia; poi nel 60 a Milano quella d’industria, e così a vicenda.

Il redattore del progetto non avea dato verun passo se non d’accordo coi membri che più stimava dell’Istituto, e conserva le approvazioni e i suggerimenti che n’ottenne, da opporre ai dissensi di quei che trovano più facile e men pericoloso il non fare, o il far appena ciò ch’è inevitabile; l’accidia ammantando di patriotica generosità. Ma chiunque legge questi ricordi comprende come il proponente tendesse a mettere l’Istituto a capo dell’istruzione del regno; non per questo introdurre il monopolio dell’insegnamento, da cui sempre repugnò, nè quell’uniformità ch’è la passione dei mediocri; bensì sottrarlo dalle triche amministrative, dalle eavillazioni d’impiegati d’una favolosa ignoranza, e dalla dipendenza da Vienna, per darvi un eforato paesano, sapiente e per conseguenza liberale.

Finito e presentato ch’ebbe il programma, gli venne invito di recarsi a Monza, ove sarebbe discusso da una Commissione, formata dai presidenti dei due Istituti e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, e dai rettori magnifici delle Università di Pavia e di Padovana ciò convocati. Egli offrì loro il progetto, coi documenti e le particolarità di soldi e di persone. Tutto quel materiale giace negli archivj; a lui rimane la compiacenza d’avere anche in ciò anticipato molti avvedimenti di quelli che gl’Italiani esposero poi quando poterono esprimere i loro desiderj e attuare la loro volontà.

Conforme alle solite lungagne burocratiche, mandossi quel progetto ad altre persone che lo rivedessero: ma intanto il cielo s’imbruniva; all’inverno torbido succedeva la procellosa primavera, e la guerra compiva improvisamente quel che non sarebbesi potuto se non lentamente sperare.