Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/80

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70 illustri italiani


Fra tanti forestieri, ascoltava l’Aristodemo un certo Wolfango Göthe, e ne lo lodava: e il Monti in riconoscenza lo faceva noverare fra gli Arcadi col titolo di Megalio, «per causa della grandiosità delle sue opere».

III.

Da Roma, la fama del Monti ampliavasi a tutt’Italia; ma ben presto la violenza degli avvenimenti toglieva a tali costumi la quieta dominazione; e alla vita facile ed officiosa di quell’Arcadia surrogava le passioni arcigne, l’aspro linguaggio, le abitudini ineleganti di una società che non sa nè amare, nè bramare, nè credere, nè tampoco ingannarsi nobilmente.

Il nembo addensato in Francia minacciava scaricarsi di qua dell’Alpi; e poichè d’ogni rivoluzione radicale il primo intento è scassinare l’autorità, e questa in terra è rappresentata supremamente dal pontefice, contro del pontefice scaglia vansi da Francia le irose canzoni della piazza e le minacciose declamazioni della tribuna, e il proposito di volere strizzar l’ultimo prete colle budella dell’ultimo re. V’era chi, applaudendo agli immortali principii annunziati dalla rivoluzione, voleva si compatisse agli eccessi con cui applicavansi: vi erano gli scaltri che gittavano reti nello stagno, a bella posta intorbidato; più erano quelli che esecravano i furori «della sovrana plebe» allorchè

                              mareggiò di cittadino
     Sangue la Gallia, ed in quel sangue il dito
     Tinse il ladro, il pezzente, l’assassino,
E in trono si locò, vile marito
     Di più vil libertà, che, di delitti
     Sitibonda, ruggìa di lito in lito.
Quindi proscritte le città, proscritti
     Popoli interi, e di taglienti scuri
     Tutte ingombre le piazze e di trafitti.

Il vulgo riceve le impressioni da chi sovrasta; tant’è dissennato il volerlo far giudice e arbitro de’ pubblici destini. E il vulgo di Roma, che poco poi doveva