Pagina:Jessie White La miseria di Napoli.djvu/254

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240 parte quarta.

conservare; laonde un Governo, se non erro, dovrebbe stendere un inventario dell’avere e dei bisogni dei suoi sudditi, formarsi un concetto complessivo dei provvedimenti necessarii e porvi mano analiticamente.

Io opino che facendo l’inventario in Italia a uso Helberfeld e stabilendo una Direzione centrale di tutti i locali bisogni e dei rimedii, adattando, ben inteso, le leggi al proprio paese, si getterebbero le basi di un’Italia futura, prospera e benestante, di cui oggi non esiste l’ombra.

Ben sappiamo che agli affaristi tale, idea dispiacerà; che il ricchissimo sarà costretto lavorare alquanto, se il povero ha da lavorar meno e goder di più. Ma questo lavoro beneficherà il ricco quanto il povero e nella salute e nella moralità.

Credo non ci sia popolo longanime come l’italiano. Io scrivo dalla Provincia mantovana, donde emigrano pel Brasile più di duemila famiglie. Esse vendono ogni lor masserizia, lasciano ogni persona diletta, vanno via a proprie spese, senza certezza di lavoro, senza nemmeno la certezza di trovare l’imbarco a Genova! Anzi molte famiglie respinte ritornano.

I signori, che non hanno pensato di pagar loro un equo salario o di metterle almeno a parte dei proprii lauti guadagni applicando il sistema della mezzadrìa, attenendosi al principio della cointeressenza, si fanno cospicui sottoscrivendo qualche centinaio di lire per venire in soccorso degl’infelici. Eppure altre famiglie ed altre partono egualmente.

Ho parlato con alcune di queste, e ne ho anzi indotto due ad indugiare per qualche settimana: ma