Pagina:Jessie White La miseria di Napoli.djvu/257

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

ancora dei rimedii. 243

all’esagerazione e a motivi men che nobili in chi pigliasi l’assunto di lumeggiare il deplorabile stato del povero, ponendolo in antitesi a quello del ricco:

«Ho vissuto per alcun tempo in San Bartolommeo in Galdo, infelicissimo capoluogo di Circondario nella Provincia di Benevento, situato nella parte montuosa della Puglia.

I contadini abitano nel borgo (perchè malsana l’aria della campagna) in casupole o meglio catapecchie, generalmente col solo pianterreno, senza camino e senza cesso, disposte in ripidissime e mal selciale strade sulla china del monte, ove si arriva con pericolosa ascesa. La terra è eminentemente argillosa, e perciò appunto di più difficile e faticosa coltivazione.

Ma per la miseria dei contadini, per ignoranza e negligenza dei proprietarii la si lavora con un chiodo confitto nell’aratro tirato da muli, e più spesso con la sola zappa. La coltivazione è così imperfetta, che quel terreno rende quattro o cinque misure per una di semente, quantità di cereale incapace di rimunerare la fatica del contadino e satisfare l’ozio del proprietario.

Questa povera gente suda tutto l’anno, sia tempo buono o cattivo, e deve partire ogni mattina dalla propria casa, dove ha potuto dormire, Dio sa come!, fare spesso un lungo tragitto, zappare tutto il giorno, ritornarci; ed ancora non è terminata la via crucis, perchè bisogna provvedersi dell’acqua. Non vi sono pozzi di acqua potabile; vi è la fontana, cioè un’ironia di fontana. Giacchè fontana non si può chiamare se esausta nell’estate se nell’inverno essa spiccia acqua torbida. Or il Municipio perchè non prov-