Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/118

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NEWTON ED EINSTEIN 115

legge di Newton divenne sempre piú il modello delle leggi naturali, e quando uno scienziato era tentato a dubitare del valore delle nostre scienze e sopratutto della possibilità di conoscere la natura, gli era sufficiente pensare ad essa per veder sparire tutti i suoi dubbi. Per un secolo e mezzo, fino alla scoperta del principio della conservazione dell’energia la scienza non ha avuto nulla da metterle a raffronto.

Tuttavia la legge di Newton aveva anch’essa i suoi difetti teorici e pratici. Praticamente, vi erano delle osservazioni ch’essa non poteva spiegare perfettamente; tali osservazioni erano però, a dire il vero, molto rare, e le discordanze deboli. Teoricamente essa rimaneva come una specie di grandiosa pietrificazione degli antichi tempi, in mezzo ai perfezionamenti incessanti della fisica portati dal progresso: da una parte non la si poteva far derivare da un principio superiore: dall’altra essa si riferiva alle azioni a distanza, cioè alla trasmissione istantanea delle forze, senza considerare il mezzo intermediario, mentre in altre parti della fisica, dopo Faraday specialmente, si era arrivati ai piú bei risultati negando appunto queste azioni. Aggiungiamo infine che essa supponeva uno spazio e un tempo assoluti. I suoi straordinari servigi rendevano penosa la posizione dei fisici a suo riguardo. Dato che nell’immenso campo dell’astronomia si riscontrava una discordanza, si cercava qualche circostanza accessoria che permettesse di ristabilire l’accordo tra la teoria e l’osservazione. Nella maggior parte dei casi questo procedimento è