Pagina:L'Anticristo.djvu/17

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deranza del sentimento di pena sul sentimento di piacere è la «causa» di questa morale e di questa religione fittizie: per questo un eccesso tale, dà la formula per la «décadence»...


XVI.


Una critica della «concezione cristiana di Dio» porta con sè una conclusione simile. — Un popolo che ha ancora fiducia in sè stesso, possiede tuttavia un Dio che gli è proprio. In questo Dio esso venera le condizioni che lo fanno vittorioso, le sue virtù, — proietta la sensazione di piacere che causa a sè stesso, ed il suo sentimento di potere, in un essere a cui possa render grazie. Chi è ricco, vuole dare; un popolo orgoglioso ha bisogno di un Dio a cui «sacrificare»... La religione, sotto questo punto di vista è una forma di gratitudine. E' una gratitudine con sè stesso: per questo manca un Dio. — Un Dio tale deve poter servire e danneggiare, deve poter essere amico e nemico — lo si ammira così nel bene come nel male.

La castrazione «contronaturale» di un Dio, per convertirlo in un Dio del solo bene, si troverebbe qui fuori di tutto ciò che si può desiderare. Tanta è la necessità di avere un Dio cattivo come un Dio buono. Non si deve la propria esistenza precisamente alla tolleranza, alla filantropia... Chi si curerebbe di un Dio che non conoscesse nè la collera, nè la vendetta, nè l’invidia, nè lo scherzo, nè l'astuzia, nè la violenza, che ignorasse forse anche i meravigliosi «ardeurs» della vittoria e della distruzione? Un simile Dio non si capirebbe: infatti, perchè tenerlo? Senza dubbio, quando un popolo muore; quando sente svanire per sempre la fede dell’avvenire, la speranza della libertà; quando la servitù gli sembra essere di prima necessità; quando le virtù dei sottomessi entrano nella sua coscienza come condizioni di conservazione, allora è anche «necessario» che il suo Dio si trasformi. Diventa allora bacchettone, pauroso, umile, consiglia la «pace dell’anima», l’assenza dell'odio, le considerazioni, perfino «l'amore», tanto per gli amici che per i nemici. Non fa più che moralizzare, si nasconde nel covo di tutte le virtù private, diventa il Dio di tutto il mondo, si ritira a vita privata, diviene cosmopolita... In altri tempi rappresentava un popolo, la forza d'un popolo; tutta l'aggressività