Pagina:L'Anticristo.djvu/8

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V.


Non bisogna abbellire nè adornare il cristianesimo. Ha sostenuto una «guerra a morte» contro questo tipo superiore di uomo, ha censurato tutti gli istinti fondamentali di questo tipo, ha distillato da questi istinti il male: ha preso l’uomo forte come tipo del «reprobo», «l’uomo reprobo». Il cristianesimo ha difeso tutto ciò che è debole, basso, fallito, ha fatto un ideale della «opposizione» agli istinti di conservazione della vita sana; ha corrotto perfino la ragione delle nature più intellettualmente poderose, insegnando che i valori superiori dell’intellettualità non sono che peccati, vizî, «tentazioni». L’esempio più lamentevole è la corruzione di Pascal, che credeva nella perversione della sua ragione per opera del peccato originale, mentre era pervertita solo per opera del suo cristianesimo.


VI.


Uno spettacolo doloroso, terrificante mi si è presentato davanti agli occhi: ho alzata la cortina della corruzione degli uomini. Questa parola sulle mie labbra è al meno al coperto da un sospetto, quello di contenere un’accusa morale contro l’uomo. Lo credo — vorrei sottolinearlo un altra volta — sprovvisto di «moralina»: e ciò fino al punto che io noto questa corruzione più nei luoghi dove, sino ai nostri giorni, si aspirava più coscienziosamente alla «virtù», alla «divinità». Intendo la corruzione, come è facile indovinare, nel senso di «décadence».

Chiamo corrotto, sia un animale, sia una specie, sia un individuo, quando perde i suoi istinti, quando sceglie e «preferisce» ciò che gli è nocivo. Una storia dei «più elevati sentimenti», degli «ideali dell’umanità» — e forse mi sarà necessario farla, — darebbe approssimativamente la spiegazione della causa per cui l’uomo si trova così corrotto. La vita stessa è per me l’istinto dell’accrescimento, della durata, dell’accumulazione di forze, di «potenza»; dove manca la volontà di potere, è degenerazione. Ed io asserisco che codesta volontà, «manca» in tutti i valori superiori dell’umanità, che regnano sotto i nomi più sacri; valori di degenerazione, valori «nihilisti».