Pagina:L'Effigie di Roma.djvu/8

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8 strenna festiva

libertà resa da Flaminino nell’anno precedente alle città elleniche cf. Plutarch Flamin. 12, e Mommsen Roem. Gesch. T. I p. 733 sgg. Un prezioso ricordo di quelle circostanze ci è conservato nel racconto di Plutarco (Flamin. 16), che i Chalcidesi cantarono fino ai tempi suoi un inno in onore di quel romano, che terminava colle parole:

Πίστιν δὲ Ῥωμαίων σέβομεν
Τὰν μεγαλευκτοτάταν ὅρκοις φυλάσσειν•
μέλπετε κοῦραι,
Ζῆνα μέγαν Ῥώμαν τε Τίτον θ’ ἅμα Ῥωμαίων τε πίστιν.
ἰήἳε Παιὰν, ὧ Τίτε σῶτερ.


Pochi decenni dopo nel 582 un’altra città asiatico-greca Alabanda si pregia pure, "templum urbis Romae se fecisse ludosque anniversarios ei divae instituisse" Livio XLIII, 6. A sifatto culto corrisposero poi anatemi posti da quelle città o popoli asiatici nella stessa Roma, come se ne legge un esempio nell’iscrizione del Comune dei Lici trovata sul Campidoglio ma ora perduta, C. I. Lat. T. n. 589 = VI, I n. 372 Λυκίων τὸ κοινὸν κομισάμενον τὴν πατρίαν δημοκρατίαν τὴν Ῥώμην Διί Καπετωλίῳ καὶ τῷ δήμῳ τῶν Ῥωμαίων ἀρετῆς ἕνεκεν καὶ εὐνοίας καὶ εὐεργεσίας τῆς εἰς τὸ κοινὸν τὸ Λυκίων. Il Commune dei Lici in atto di riconoscenza dedica dunque a Giove Capitolino ed al popolo romano un monumento sia una statua o un rilievo che rappresenta Roma1. Non è precisata l’epoca di questa iscrizione, pertanto il Mommsen crede, che essa sia posta da legati venuti a Roma dopo la guerra mitridatica per farsi confermare un trattato. Quanto alla dedicazione fatta a Giove Capitolino si può rilevare, che la statua di Giove, la quale stette nel tempio capitolino rinnovato nella medesima epoca da Q. Catulo, ha retto in una mano una statuetta di Roma, se si vuol prestar fede alla storiella dell’auspizio in favore di Ottaviano giovane ricordata da Sueton. Octav. 94 e Dio