Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/160

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136 la citta' del sole.

maggiore lentezza dovendo percorrere un cerchio sempre più ampio, e professano mille altre opinioni astronomiche che quasi tutte sono in opposizione a quelle che volgarmente si sanno.

Assegnano due principj fisici alle cose terrestri, cioè il sole padre e la terra madre. Dicono essere l'aria una porzione impura di cielo, ed il fuoco derivare pienamente dal sole; il mare poi scaturire dal sudore della terra ardente e fusa, e costituire un mezzo d'unione fra l’aria e la terra, come il sangue ne forma uno fra gli spiriti ed i corpi animati. Credono essere il mondo un grande animale, e noi vivere nel suo ventre come i vermi nel nostro, e perciò che noi non apparteniamo a quella provvidenza che è propria delle stelle, del sole e della terra, ma soltanto a quella di Dio, poichè rispetto ad esse intese ad altro scopo, noi siamo unicamente una loro amplificazione, nati e viventi a caso, ma rispetto a Dio, di cui quelle cose sono istrumenti, noi fummo creati con prescienza ed ordine, e destinati ad un gran fine. Noi quindi soltanto a Dio dobbiamo gratitudine come ad un padre, e Dio solo dove essere da noi riconosciuto qual autore e datore d’ogni cosa.

Credono all'immortalità dell’anime, ed alla loro associazione dopo la uscita dal corpo cogli angeli buoni o cattivi, secondo le azioni della presente vita, e questo perchè le cose simili amano i loro simili. Differente della nostra è la loro opinione intorno ai luoghi delle pene e dei premj. Dubitano se esistano altri mondi fuori del nostro. Credono mentecatto chi asserisce essere il vuoto, poichè dicono che esso non può esistere nè dentro nè fuori del mondo, e Dio, ente infinito, non tollerare con sè un vuoto: ricusano però di concepire un infinito corporeo.

Essi ammettono due principj metafisici, l’Ente cioè, che è Dio supremo, ed il Niente, che è la mancanza d'entità, ed il termine dal quale fisicamente si produce qualche cosa, perchè non si fa ciò che esiste, dunque