Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/189

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sull'ottima repubblica. 165

ben applicato dai Magistrati fin dall'infanzia, secondo disposizioni naturali, alle varie arti, e chiunque per esperienza e per dottrina riesce ottimo, si propone all'arte per cui è idoneo. Sommi magistrati poi non possono divenire se non gli eccellenti, secondo l’ordine dettato nel testo. Quindi nè il soldato vorrebbe divenir Capitano, né l’agricoltore sacerdote, dandosi gli incarichi secondo l’esperienza e la dottrina, non per favore e per parentele: ma adeguati alle cognizioni. E ciascuno riceve l'ufficio nel ramo in cui si distingue. Nè i primi magistrati possono onorare gli uni e reprimere gli altri, non governando arbitrariamente, ma seguendo la natura, applicano ciascuno all’ufficio conveniente. E non possedendo nulla in proprio per cui possano violare il diritto altrui per ingrandire i figliuoli, conviene loro agir bene per essere onorati, e considerando tutti come fratelli e figli e parenti si mantiene un egual amore per tutti senza alcuna distinzione. Nessuno combatte per paga, ma per sè, pei figli e pei fratelli, nè alcuno ha bisogno di stipendio, avendo ognuno da vivere bene, ma dell’onore che le azioni valorose ottengono dai fratelli. I Romani fino alla guerra di Terracina combatterono senza stipendio e gareggiavano a morir per la patria; ma quando invase l’amore della proprietà, mancò a poco a poco la virtù. E Sallustio e S. Agostino insegnano che essi giunsero a tanto impero per l’amore della comunità, e Catone in Sallustio dice: pubblicae opes et privata paupertas, foris justum imperium, intus indicendo animus liber, neque formidini neque cupiditati obnoxius, rem Romanam auxere. Nella nostra repubblica poi queste cose assai migliori si conservano per la comunanza dei beni utili e onesti sotto la guida della natura.

Alla terza obbiezione. Inconsideratamente parla Aristotile, e anche Scoto, per non dire empiamente. Forse che i monaci e gli apostoli non sono liberali perchè non posseggono in proprio? La liberalità non consiste nel dare quello che hai usurpato, ma nel porre tutto