Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/76

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52 utopia

in ciascuna città esenti dalle fatiche ed applicati alle lettere, cioè quelli soli che dalla fanciullezza mostrano acuto ingegno, e l’animo inchinato alle buone arti, tuttavia tutti i fanciulli vengono ammaestrati nelle lettere e buona parte del popolo, maschi e femmine, occupano in istudj quelle ore che avanzano loro da lavorare. Imparano le scienze nella loro favella, la quale è copiosa di parole, soave ad udire e innanzi ogni altra fedelissima interprete dell’animo. Questa istessa, benchè in molti luoghi corrotta e diversa, in ogni parte di quel clima è in uso. Prima che vi andassi, non avevano pur udito il nome di quei filosofi, che sono di qua illustri; nondimeno essi hanno trovato in musica, logica, aritmetica e matematica quasi le istesse cose, che trovarono i nostri antichi. Ma siccome ragguagliano quasi in ogni cosa gli antichi, così colle nuove invenzioni di logica sono molto inferiori: perchè non hanno niuna regola delle restrizioni, amplificazioni e supposizioni trovate acutamente nella logica, che tra noi da fanciulli s’impara. Le seconde intenzioni tanto sono dal loro discorso lontane, che non possono comprendere l’uomo in comune ed universale, quantunque noi l’abbiamo fatto grande come un gigante e quasi lo mostriamo a dito. Ma nel corso delle stelle e movimento dei cieli sono peritissimi; ed hanno trovato stromenti di figure diverse, colle quali comprendono a pieno i movimenti del sole, della luna e delle stelle, che sono nel loro orizzonte. Non sanno cosa alcuna dell’amicizia ed inimicizia delle stelle, nè dell’astrologia indovinatrice, anzi ingannatrice. Conoscono molto avanti le piogge, i venti e le tempeste per certi lor segni. Ma circa le cause di tutte le cose, del corso e salso del mare, ed in somma dell’origine e natura del cielo e del mondo, dicono parte come i nostri filosofi; parte son come quelli di vario parere. Circa la filosofia morale, disputano delle stesse cose come noi. Ragionano dei beni dell’anima, del corpo e degli esterni; se tutti si possono chiamar beni, o solamente quelli dell’animo. Disputano della virtù e della voluttà,