Pagina:L'asino d'oro.djvu/102

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86 dell'asino d'oro

seco al numero grande che egli ne aveva perdute, senza difficultà acconsentì alle mie ragioni, e agevolmente ci concedette che noi mettessimo quella gabbia ove meglio ci pareva. Noi, diss’io allora, siamo apparecchiati, quando bisogni, starci la notte appresso di lei; i quali sappiendo la natura sua, potremo, or che ella è stracca e affaticata, porgerle il cibo quando ne paresse il tempo opportuno. Non ci è mestier della vostra fatica, rispose Democrate allora; imperocchè quasi tutta la nostra famiglia, per la lunga consuetudine del governare, sa oggimai molto bene quel che faccia lor di bisogno. Nè guari andò dopo queste parole, che noi avendo detto addio, prendemmo commiato da lui: e usciticene un poco fuori della città, e’ ci venne veduto un luogo riposto così un poco fuor di strada, e appresso una chiesuola una sepoltura: perchè noi levatole il coperchio, che per la lunghezza del tempo era tutto guasto, e trovato che l’ossa de’ morti erano divenute tutte in polvere, facemmo pensiero che quello fusse assai opportuno luogo da nascondervi entro la futura preda: e per buona regola della nostra scuola, appostato il più tenebroso tempo della notte, quello, cioè, nel quale il sonno col primo impeto s’insignorisce de’ mortali, appresentammo la squadra nostra tutta armata, come buon mallevadori della promessa ruberia, innanzi alla casa di Democrate. Nè minor diligenza di noi aveva usata in quel mentre il nostro Trasilione; anzi, scelto appunto il tempo accomodato a far faccende, se n’era uscito della gabbia, e con un suo coltello aveva ammazzate tutte le guardie, insino al portinaio; e venutosene all’uscio, e volta la chiave, subito ce lo aperse. Perchè noi, senza indugio saltati dentro, fummo menati da lui a una guardaroba, dove egli, secondochè ci disse, aveva la sera dinanzi veduto ripor di molto argento: e come più tosto noi avemmo fracassato l’uscio, io ordinai che entrati tutti dentro ne portassimo fuori quello più che si poteva d’oro e d’ariento, e nascondendolo là oltre nelle case di quei fidelissimi morti, di nuovo con veloci passi ri-