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126 dell'asino d'oro

LIBRO SESTO


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In questo mezzo Psiche, per varie parti del mondo il dì e la notte discorrendo, con ogni maggior diligenza ch’ella poteva, andava il suo marito cercando; e pensava intra sè che, ancorchè fusse con lei adirato, ch’egli non fora gran fatto, se non colle matrimoniali carezze, almeno con preghi e uficj servili, renderselo benivolo e proprio. E mentre che ella si stava in questo pensiero, le venne veduto sulla cima d’uno alto monte un tempio; e però disse da sè: e perchè non potrebbe egli essere il mio Signore là entro? E così dicendo, con gran prestezza dirizzò lassù i suoi debili passi, a’ quali ne prestarono e la voglia e la speranza quelle forze, che loro avea tolto il lungo viaggio. Avendo adunque salito quell’altura assai francamente, e accostandosi agli altari della sacrata casa, ella vide molte spighe di grano e assai d’orzo, altre in mazzi, infinite in arrendevoli ghirlande: videvi eziandio un gran numero di falci con tutti gli altri strumenti che si adoperano alla mietitura, ma tutti a caso giacevano distesi per terra, e come interviene, da mani di stanchi lavoratori e offesi dal soverchio caldo gittate così là dove ben lor veniva. Perchè Psiche, come colei che stimava che egli non fosse a proposito d’alcuno Iddio dispregiar la religione, ma da cercar di guadagnarsi di tutti loro la benivola misericordia; fattasi da un canto, ogni cosa compose per ordine, e rimise al luogo suo. E mentre ch’ella assai diligentemente usava il pietoso ufficio, l’alma Cerere sopraggiuntala in un tratto, gridò forte: Ahi poverella Psiche, e degna di compassione, Venere tutta infuriata ti cerca per mare e per terra con ogni sollecitudine, nè altro bramando che il tuo ultimo esterminio, con tutte le forze della sua Deità va chiedendo