Pagina:L'asino d'oro.djvu/182

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166 dell'asino d'oro

bastonate. In fine, e’ non pareva che quel pessimo fanciullo avesse altro pensiero, se non trovar modo ch’egli mi ammazzasse; e più volte minacciandomi, mi avea in sul viso giurato la morte addosso. E conducendolo ognor questa sua scellerata voglia in più atroci cogitazioni, io medesimo ne l’aiutai: imperocchè, essendo vinta un dì dalla sua insolenza la pazienza mia, io gli diedi parecchi de’ miei calci; sicch’io lo affrettai ad ordinarmi questa bella trappola per sua vendetta. Egli mi mise addosso una buona soma di stoppa, e legatomi subitamente con certe funi, e inviatomi non so dove, quando e’ fu appiè d’una villa assai vicina a casa, fattosi porgere un carbon di fuoco, e’ lo pose appunto nel mezzo di quella stoppa; la quale, come fu riscaldata, levò ad un tratto una fiamma sì grande, che io cominciai ad ardere d’ogni intorno: perchè assaltato allo improvviso da tanta vampa, nè vedeva alcuno che mi aiutasse, nè sapeva da me imaginare via da fuggire tanto pericolo; e l’ardor grande non chiedeva indugio e aveva bisogno di aiuto e non di consiglio; e non sapeva che farmi; se non che la Fortuna, non so già se per preservarmi a maggior rovina, o che le pur venisse