Pagina:L'asino d'oro.djvu/189

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libro settimo 173

sanguinose mani dell’empio e scellerato ladrone? E che fu peggio, che lasciato lui solo, abbandonato un tuo conservo, un tuo compagno, un tuo maestro, un pastor tuo, te ne fuggisti non miga solo, ma in compagnia del crudele omicida. Or non sapevi tu, che quelli che niegano di porgere aiuto a coloro che sono in pericolo di morire, perciocch’e’ fanno contro a’ buon costumi, ch’e’ sogliono esser puniti? Ma tu non sarai allegro molto tempo delle mie rovine, omicida, ribaldo; io farò che tu ti accorgerai che lo smisurato dolore mi ha ora fatte ritornar le mie forze. E dette queste parole, e sbracciatasi insin sopra al gomito, si sciolse una certa fascia, e con essa mi legò tutti e quattro i piedi a certi legni dispersi l’un dall’altro, a cagione che egli non mi restasse alcun modo di tormi dinanzi alla sua gran furia: e com’ella mi ebbe finito di legare, recatasi per mano la stanga dell’uscio, non restò prima di battermi, che per istracca la stanga le cadde di mano. Laonde ella adiratasi colla stanchezza delle sue braccia, prestamente se ne corse al focolare, e preso un tizzone acceso, me lo ficcò di dietro, infintantochè io mi aiutai con un