Pagina:L'asino d'oro.djvu/286

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270 NOVELLA DELLO STERNUTO

cedente ribalderia, e la presente constanza di questa maledetta femmina vedea, mi dolea infino al cuore, ch’io non potessi a qualche modo questa fraude scoprire, e mostrare colui che come testuggine era nascosto sotto uno alveo di legno, nel quale si soleano i formenti purgare. Ora la celeste previdenza mi dette aiuto, imperocchè un vecchio zoppo a cui la guardia nostra era commessa, tutti noi giumenti in quell’ora conducea ad un prossimo lago a beverarsi. La qual cosa mi dette aiuto alla desiderata vendetta. Imperò ch’io avea scorto colui con una delle mani tenere l’alveo da un lato sospeso, o per fiatare, o per altra cagione, e per questo tenea di fuora le dite della sinistra mano. Onde io passando lì appresso gli messi sopra il piede, e calcandolo fortemente il costrinsi a gridare. Così per dolore gittando via l’alveo molto manifestamente si scoperse. Non si commosse il pistore per la vergogna che la moglie fatto li avea, anzi con buon volto raccolse quel fanciullo pallido e pauroso. Ed accarezzandolo il prende per mano e dice; non avere tema ch’io non sono barbaro, nè villano, ch’io voglia uccidere un