Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/101

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92 REVISIONE DEL CATALOGO.

Beigh, che cominciò ad esser noto l’anno 481 dell’egira, ossia 1437 circa dell’êra nostra. Veramente, prima d’Ipparco, l’antichità aveva avuto l’idea di così fatti lavori, come si scorge dai cataloghi di Aristillo e di Timocari; ma la scienza non aveva fatto che passi elementari ed incerti; nè i posteriori messi in luce si potrebbero considerare come imprese di gran rilievo e significative. Dopo quello di Ulugh Beigh, il Piazzi continua a notare i cataloghi del Langravio di Assia (1593) e di Ticone (1600), riuniti in uno dal Flamsteed; e quello del Ricciolio (1701), di Evelio (1660) e di Flamsteed medesimo, che eccitò a’ suoi tempi un’ammirazione straordinaria, acquistandosi fama degna di lui. E dappoi sono indicati gli altri di De la Caille, di Tobia Mayer, di Bradley, di Maskelyne, di Wollanston e de’ più recenti. Il Valtellinese quindi, esposto il calcolo tenuto nella precessione degli equinozi, quello di ascensione retta e di declinazione, fissa l’epoca del catalogo, tratta dell’apparente grandezza delle stelle, facendo il paragone con gli altri cataloghi, ne pone sottocchio l’ordine e la disposizione, per finire poi con l’esame degli strumenti usati, come fu detto.

Quale progresso, pertanto, da Ipparco a Piazzi! Se Plinio, parlando dei lavori del primo, aveva ampollosamente scritto: Ausus rem etiam Dei improbam: i moderni, più severi e più saggi, potrebbero affermare che il Piazzi ebbe veramente fissato l’epoca di progresso dell’astronomia contemporanea.

Il moto è vita e legge dell’universo!