Pagina:La Cicceide legittima.djvu/112

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105

La grandezza di D. Ciccio.
Al Conte Giuseppe Ronchi.

ccvi.

GIuseppe, noi vediam, che la Natura
     Fa talor cose grandi oltre l’usato;
     Verbi grazia, sappiam, che s’è trovato
     4Tal volta un Uom di gigantea statura.
Certi Melon descritti in quel Trattato,
     Che fa’l Tanara de l’Agricoltura,
     Eran grossi così, che caricato
     8Fu con due d’essi un Asino a misura.
Nella Terra colà di promissione
     Due graspi d’uva un valido Villano
     11Appena gli regea sopra un bastone.
Ma quì con un eccesso assai più strano
     Miro D. Ciccio, e veggolo un C....
     14Groffo quanto sia grosso un corpo umano.


Il Trionfo di D. Ciccio.
Al Medesimo.

ccvii.

IL Popolo Roman, per dimostrare
     A D. Ciccio la sua venerazione,
     Conte, è venuto in determinazione
     4Di trarlo in Campidoglio a trionfare;
Ancor però non sà determinare
     Qual delle tante sue varie Corone,
     Ch’anticamente usava in tal funzione,
     8Presentemente debbasi adoprare.
Ma, mentre ch’an significato eguale
     Ova, e C..., e nel concetto altrui
     11Non è fra lor diversità formale,
Qual si voglia Corona (e sia di quale
     Sorte si vuol) quando s’impone a lui,
     14Sempre si dovrà dir Corona Ovale.


D. Cic-