Pagina:La Cicceide legittima.djvu/152

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Per la morte di D. Ciccio.
Al Sig. Abbate Francesco Bagni.

cclxxxvi.

MIra, e piangi, o Francesco: ecco al fin vinto
     Chi finor trionfò del Tempo avaro:
     Chi per lume d’ingegno era sì chiaro
     4Ecco d’atro pallore al fin dipinto.
Di funebre cipresso il capo cinto
     Ecco quei, che d’allor le Muse ornaro:
     Ecco, o Francesco, il prezioso, il raro
     8Pregio del Mondo tutto, eccolo estinto:
Or tu con atto officioso e mesto
     In nobil urna il cener suo riponi
     11Aspergendol di pianto egro, e funesto;
Indi alla vista publica l’esponi,
     Con sopra un bullettin, che dica — In questo
     14Vaso è la quintessenza de’ C....


La Morte.

cclxxxvii.

COlei, ch’or preveduta, or d’improviso
     Picchia sempre infedel, sempre inclemente
     Regio Tetto, e villan (giusta l’avviso
     4Del Venusin) con piede indifferente;
Quella crudel, per le cui man di gente
     Si riempe l’Inferno, e ’l P....
     Con un colpo mortal ha finalmente
     8Al viver di D. Ciccio il fil reciso.
Or per tal accidente ho gran temenza.
     Che il Mondo manchi, e fe poch’è fioriva,
     11Omai declini a la deficienza;
Che a chi perde un C.... (da cui deriva
     L’esser uman) vien meno in conseguenza
     14Mezza la facoltà generativa.



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