Pagina:La Cicceide legittima.djvu/154

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

147

Nel medesimo soggetto della morte di D. Ciccio.
Al Sig. Conte Ronchi.

ccxc.

AHi, ahi, Giuseppe, ahi me ne crepa il cuore!
     Nè trovo alcun valevole conforto
     A render men penoso il mio dolore;
     4Ahi, ahi, D. Ciccio il poverello è morto.
E’ morto, e ’l Ciel non si colmò d’orrore
     Nel fare al Mondo tutto un sì gran torto!
     Torto, per cui se n’ode alto il clamore
     8Da l’Indo al Mauro, e da l’Occaso a l’Orto.
A me però di sua mortal sciagura
     E’ la novella rea sopravvenuta
     11Improvvisa cosi, quant’ella è dura,
E da chi può tal cosa esser creduta,
     Che un C.... fatto sol da la natura
     14Per dar la vita altrui, l’abbia perduta?


La morte di D. Ciccio, e dell’unico suo figliuolo.
Al Sig. Canonico Malatesta.

ccxci.

SIgnor, morto D. Ciccio, e poco appresso
     Estinto anche il figliuol, ch’era mal vivo
     (Per il qual accidente intempestivo
     4Io pur n’ho gran rammarico in me stesso)
Mi rammenta d’un tal, ch’essendo oppresso
     Da dolor di testicoli eccessivo,
     Penando si dolea del corrosivo,
     8Cui su ’l male il Cerusico avea messo.
Or per la morte di costor provando
     Anch’io non men penose agitazioni,
     11Le voci di quel tal vo replicando,
Il qual, fra l’intensissime afflizioni
     De l’acerbo suo mal, di quando in quando
     14Fieramente gridava: Oh i miei C....



G4 Il