Pagina:La Cicceide legittima.djvu/47

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La rissa di D. Ciccio col medesimo Sig. Marchese.
Allo stesso Signor Co. Ronchi.

lxxviii.

Giusto ciò, che previddi, è poi successo!
     D. Ciccio, uscendo fuor di Rota in fretta,
     Urtò ’l Marchese in su la porta, ed esso
     4Percosse lui d’un colpo di Bacchetta.
Il primo intanto subito s’è messo
     A causa de l’ingiuria sopradetta
     fieramente sù l’armi, ed ha promesso,
     8Di tosto farne orribile vendetta.
Io gli ho detto però — deh pieghi al buono
     Lo sdegno tuo, D.Ciccio; e ’l sen t’asperga
     11D’aqua letea magnanimo perdono;
Che se quel picciol bastoncin le terga
     Ti maltrattò, sovvengati, che sono
     14Usi a stare i C.... sotto la Verga.


D. Ciccio in procinto d’andar a Roma.

lxxix.

QUal Deità, qual Nume implorar deggio
     A favor di D. Ciccio il dotto, il saggio,
     Or, ch’a far pompa del suo spirto, il veggio
     4Verso Roma in procinto a far passaggio.
Mercurio io non invoco, e non gli chieggio,
     Che precorra propizio il suo viaggio,
     Da Giunon non ricerco un dolce oreggio.
     8Né gli prego dal Sol temprato il raggio.
Solo a te, gran Priapo, infra gli Dei
     De le sublimi, ed infere magioni,
     11Volgo a pro di D. Ciccio, i voti miei;
Sol tu per giusti titoli, e raggioni
     Special Protettore esser gli dei,
     14Che sotto l’ombra tua stanno i C....



L'Au-