Pagina:La Cicceide legittima.djvu/97

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
90


L’Autore non vuol più per adesso contar di lui.
A D. Ciccio.

clxxvii.

DEl poetico mio fonte volgare
     Bevuto ha già bastevolmente il prato.
     Cioè più, ch’a bastanza ho verseggiato,
     4Per render l’opre tue famose, e chiare;
Or tempo è di far pausa, e d’attaccare
     Il mio stanco trombone al chiodo usato,
     Con intenzion però, che, preso fiato,
     8Con maggior energia torni a suonare.
Ma se finor, come t’è noto, e sai,
     Con più d’una poetica invenzione
     11Sul volator Pegaso al Ciel t’alzai,
Or con una prosaica locuzione
     Dirò, che sei, che fosti, e che sarai
     14Un Sonaglio, un Testicolo, un C....


Il Sogno.

clxxviii.

MEntre stamane un leggier sonno avea
     Dolcemente sopito il ciglio mio,
     Voi m’appariste in sogno, e mi parea
     4Che m’invitasse a valicar l’Oblio:
Nudi già l’uno, e l’altro in mezzo al Rio;
     Che con tacito corso il piè movea,
     Felicemente il passavam, quand’io
     8Caddi là ve più rapido correa,
Or mentre pien di tema, e confusone
     Mi parea tra quell’acque in breve d’ora
     11La morte aver da far di Faraone,
Ver voi distesi ambe le mani all’ora,
     E tosto vi pigliai per un C ....
     14Stretto così, che vi ci tengo ancora.



Al