Pagina:La Dalmazia e l'Italia. Ora o non più.djvu/8

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contro la marea slava. Tutte le scuole italiane, eccetto a Zara, sono state soppresse dalle autorità (e ciò in un paese dove la lingua nostra è sovranamente preponderante). Ebbene gli italiani, con privazioni e con sforzi incredibili, son riusciti a mantenere scuole italiane a Spalato, a Sebenico, a Borgo Erizzo, a Curzola. Han fondato a Zara un Collegio Convitto per i giovani che frequentano le scuole medie: asili infantili e ricreatorii dappertutto. Zara, una città ove gl’italiani non son più di diecimila, dà sessantamila corone annue alla «Lega Nazionale»: qualche cosa come se Napoli desse quattro o cinque milioni all’anno alla «Dante Alighieri»! A Spalato in una sola notte, al ballo della Lega, si raccolgono circa quindicimila corone!

In ogni secolo la Dalmazia ha prodotto dei forti ingegni, i quali si sono tutti illustrati nell’arte, nelle scienze, nelle lettere italiane, non mai in quelle croate o serbe. È dalmata Luciano da Laurana, illustre architetto del Rinascimento, maestro del Bramante, autore del meraviglioso Palazzo ducale di Urbino; è dalmata il più insigne conoscitore dei tesori della lingua italiana, Nicolò Tommaseo. Fra i contemporanei, sono dalmati. Arturo Colautti, scrittore di eccezionale robustezza, e Antonio Cippico, docente di letteratura italiana negli atenei inglesi. Che possono contrapporre gli slavi di Dalmazia ad una così meravigliosa fioritura di ingegni prettamente italiani?

La Serbia e l’Adriatico

V. Ma la Serbia, si dice ancora, ha diritto ad uno sbocco sull’Adriatico. E chi nega il riconoscimento di questa legittima aspirazione serba? Se al valoroso, eroico Stato non basteranno le coste settentrionali dell’Albania coi porti di Durazzo e di S. Giovanni di Medua, l’Italia potrà generosamente accordare anche, contro qualche