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la donna e la scuola 73

La verità è qui: trarre dal proprio cuore i mezzi per conquistare i cuori altrui. E — o noi ci inganniamo — o la grande tragica ora che attraversiamo è la più acconcia perchè il nostro cuore — e parlo del nostro cuore di donne — parli ai piccoli di oggi e di domani un linguaggio che ieri — ancora — era inusitato.

Non sono i nostri occhi pieni di questa visione di orrore e di sangue, che da quattro anni lacera l’umanità? non sono i nostri spiriti commossi ed esaltati allo spettacolo di tanti dolori, di tante miserie, di virtù, di eroismi che ci sembravano prima impossibili e sono oggi comuni — quanto sublimi.

Le stesse rinunzie, i grandi e i piccoli sacrifici che incontriamo nella nostra modesta vita quotidiana, non costituiscono una disciplina spirituale di cui il beneficio non deve andar perduto — ma tesoreggiato a vantaggio dei nostri piccoli?

La esaltazione dei valori ideali sui beni materiali — che deve rappresentare il contenuto morale della guerra — ha suscitate nelle anime di tutti — nelle anime femminili in ispecie — sensibilità che prima erano ottuse, — toccato corde che sembravano mute, e che sono e possono essere le più squillanti per iniziare le giovani anime al culto di domani.

Quale culto? II culto della nostra Italia — di questa Italia grande anche nelle sventure. Dobbiamo proclamare l’italianità della scuola — e dobbiamo noi, noi donne, che abbiamo la cura dell’infanzia e della giovinezza; — noi, che Etienne Lamy ha chiamate «la réserve religieuse du genre humain» noi dobbiamo prodigare senza nervosismi e senza superficialità questi sentimenti che dalla scuola risalgano alla famiglia.

«L’educazione deve, perchè può, far qualcosa in