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82 eloisa battaglini

Così le donne d’Italia si dimostrano degne compagne dei valorosi, che con nobile slancio fanno sacrificio di sè».

Non mi dilungherò sull’opera delle infermiere e di quelle donne, che dal principio della guerra si dedicano alle diverse organizzazioni di soccorso o di lavoro, spiegando un’attività, una disciplina, un’intelli­genza degne del maggior encomio: l’opera loro è nota a tutti. Preferisco fermarmi per il mio intento su quei lavori che si ritengono meno adatti alla donna. Oggi a Venezia le donne lavorano il ferro. Ce lo dice Rossana con la sua parola calda e vibrante.

«Là alle Giudecca, nell’isola gaudiosa di arti e di giardini rispecchiantesi sul mare; là proscipiente il S. Marco dove sempre hanno fiorito le arti del ferro battuto, le donne hanno sostituiti gli uomini nei grandi sottoportici dove gli uomini sudavano a piegar metalli. Le industrie metallurgiche veneziane si sono trasformate in officine per munizioni e presso le sonanti incudini stanno le donne a battere e piegare il ferro arroventato, perchè le piccole aziende non hanno le macchine per far questo.

L’aspra fatica non le fiacca ma le eccita».

E Rossana ce le descrive, nelle vesti dimesse, insudiciate dal fumo, dal grasso; bionde sottili, con i dolci occhi glauchi come la laguna nativa; creature che sembrano cosi fragili e sono così forti: forti nel cuore che comprime i palpiti di angoscia per animare l’opera; forti nelle membra che si temprano e si allenano sotto la forza di una volontà indomita; e prosegue:

«Alzano con ritmo poderoso il braccio carico del pesante martello e lo abbassano poi con impeto fermo; inturgidiscono i muscoli della schiena e del petto, puntano l’anca come a trarne vigore ed in quell’atto e in