Pagina:La basilica di san giulio orta.djvu/25

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sola al tutto simili a quelle tutt’ora intatte del campanile di S. Giulio. Un fusto di colonna che trovasi interrato sulla sponda del lago per legarvi le barche, già appartenente ad una delle manomesse finestre di questo campanile, è quasi identico a quello riportato dal Rivoira pel campanile di S. Benigno. Le dimensioni, la disposizione degli scomparti, delle masse e delle aperture accentuano la rassomiglianza fra il campanile di S. Benigno e quello di S. Giulio.

Una simile relazione corre, come mostrano le fotografie, fra il campanile di S. Benigno ed i già citati del Duomo di Ivrea (an. 1002) e di S. Stefano di Ivrea (circa an. 1030) che appartengono alla stessa regione Canavesana1. Evidentissimi poi sono i rapporti di somiglianza, che raggiungono quasi l’identità, fra questo di S. Stefano2 e quello di S. Giulio.

D’altra parte si sa che Arduino di Ivrea, eletto Re d’Italia, tolse nel 1002 al Vescovo di Novara Pietro, che parteggiava per l’Imperatore Enrico II, la Riviera d’Orta e l’Isola di S. Giulio tenendola fino al 1015 e stabilendo necessariamente una corrente di relazioni tra questa regione e la regione canavesana. Così nel 1013 Riccardo, Valdrada sua moglie, Viberto figlio di Dadone e fratello di Arduino, e così tutti parenti suoi, si trovavano al possesso di parte della Riviera3, di Lagna posta di fronte all’Isola di S. Giulio, e di Cortecerro; ed è probabile che Arduino, seguendo le buone regole politiche di tutti i tempi, si sia valso dell’opera e dell’influenza dell’allor già celebre Abate Guglielmo di Volpiano per estendere e consolidare il possesso suo della Riviera. Ed appunto in questo periodo di tempo,


  1. Rivoira, Op. cit.
  2. Fondato da monaci di Fruttuaria, come afferma il Boggio (Le prime Chiese Cristiane nel Canavese) riportandone il documento.
  3. Provana, Op. cit.