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la capanna dello zio tom


sti, niuno avrebbe potuto più oltre difenderli da qualsiasi crudele castigo, che un’indole, già cattiva per se stessa ed ora esacerbata dal dolore, potrebbe infligger loro.

Di lì a circa quindici giorni dal funerale, miss Ofelia, occupata nella sua stanza, sentì bussare sommessamente all’uscio. Aperse, e si vide innanzi Rosa, la bella negra, di cui già ci occorse parlare, coi capelli scompigliati e cogli occhi gonfii dal piangere.

— «O miss Ofelia — diss’ella, cadendole ginocchioni ai piedi e baciandole la fimbria della veste — pregate a favor mio la padrona! impetrate per me! vuol farmi flagellare!» — E in così dire, mostrò un foglio a miss Ofelia.

Era un viglietto scritto dalla mano delicata di Maria, in cui dava incarico ad un direttore d’uno stabilimento penitenziario d’infliggere quindici colpi di sferza al latore.

— «Che fallo avete voi commesso?» chiese miss Ofelia.

— «Lo so anch’io, miss Ofelia — disse Rosa — lo so che ho un’indole cattiva. Provava un abito a miss Maria, ed ella mi diede uno schiaffo; io risposi arrogantemente; ella mi disse che mi avrebbe insegnato, una volta per tutte, ad abbassar l’orgoglio, e che avea modo di ridurmi alla ragione. Scrisse questo viglietto, e m’impose di portarlo al suo indirizzo. Oh ne morirò certamente!»

Miss Ofelia stette sopra pensiero, tenendo il biglietto in mano.

— «Vedete, miss Ofelia — riprese Rosa — non mi curerei gran fatto di queste sferzate, se dovessi riceverle dalla mano della padrona o dalla vostra; ma essere mandata a quell’uomo — a quell’orribil uomo! — ne morirò di vergogna, miss Ofelia!»

Miss Ofelia sapea benissimo che era usanza generale mandar le donne e le zitelle a case correzionali; ove, per mano di vilissimi uomini — vili al segno da esercitare questo infame mestiere — doveano assoggettarsi a brutali, vergognosi trattamenti. Lo sapeva; ma non ne aveva mai veduto alcun esempio, finchè le venne innanzi Rosa, dalle forme avvenenti e delicate, e tutta convulsa per la paura. Il suo sangue di donna illibata, il suo libero sangue della Nuova-Inghilterra, le salì al volto come fiamma, e agitò violentemente l’indignato suo cuore; ma vincendo se medesima coll’usata moderazione, e stringendo il biglietto tra le mani, disse pacatamente a Rosa:

— «Tranquillatevi, figliuola mia; vado dalla vostra padrona.»

«Vergogna! mostruosità!» disse fra se medesima, traversando la sala.

Trovò Maria, che, adagiata mollemente su d’un seggiolone, si facea pettinare da Mammy; mentre Giovanna, ginocchioni a terra, era occupata a scaldarle i piedi.