Pagina:La cavalleria italiana e le sue riforme.djvu/16

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Ordinamento.


La tattica è quell’arte che varia necessariamente col progredire degli elementi dond’essa nasce, e perciò prova cambiamenti ad ogni sistema introdotto da una nuova guerra.

I cambiamenti alla tattica di un’arma ne cambiano naturalmente la costituzione, la quale poi ha tante opinioni diverse quanti sono gli aspetti sotto cui un’arma può essere considerata.

I popoli dell’antichità che ignoravano l’influenza della velocità sulla potenza degli urti, e facevano più conto delle armi da getto che della velocità dei cavalli, li vediamo schierati quasi tutti in ordinanza profonda.

I Persiani e gli Egiziani si ordinavano in grossi quadrati o rettangoli; gli Sciti e i Traci, in cunei; i Tessali, secondo Eliano, seguivano anch’essi l’ordinanza profonda e si schieravano in losanga o quadrati.

Alessandro il grande fu il primo ad allontanarsi da questo metodo, e colla sua cavalleria in ordine prolungato vinse quella di Dario in ordinanza profonda. D’allora in poi la cavalleria di tutti i popoli della Grecia adottò quell’ordine; — ordine però non minore di 4 uomini di fondo, nè maggiore di 8.

Gli squadroni d’Annibale forti di 64 cavalieri erano formati su quattro righe di 16 file.

Le turme dei Romani composte da 32 cavalieri, erano divise in tre decurie schierate su 4 righe. I cavalieri distavano tra loro di 3 piedi, e ciascuno era dirimpetto all’intervallo che aveva innanzi. I tre decurioni, il comandante della coda e i due serrafila, non contavano tra i 32. Il 1° decurione comandava la turma ed era a un passo dinanzi al centro. Il 2° decurione alla destra, ed il 3° alla sinistra della prima riga. Il comandante della coda, dietro al centro della turma, ed in mezzo ai due serrafila1.


  1. 10 turme formavano un’ala, ed avevano in ordinanza intervalli uguali alla loro fronte. — V. VegezioDe re militari.