Pagina:La coltivazione degli olivi.djvu/42

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libro secondo 31

Dalle rozze corteccie escon solinghe,
Silvestri numi, a cui l’edra e la rosa
E lo smorto papavero le tempie
Orna, e le tonde braccia, e i petti ignudi
50Stringon serti di fior diversi, e d’erbe.
Qual diguazza nell’onda, che a le belle
Membra il vigor conferma, e qual soavi
Tesse carole, e qual, come la move
Amor di visto pastorel, si reca
55D’un mortale agli amplessi, o manifesta
Le sue bellezze a chi d’ingiusta offesa
Il caro arbor protesse, e il ferro crudo
Astenne pio dalle devote frondi.
E tal che vîolò le intemerate
60Selve, e profano la bipenne alzava
Lo sconsigliato ferro in se ritorse,
O rinascente ognor dal cibo fame
A fiera morte il misero condusse.
E ben Tancredi, e il non minor Rinaldo
65Esperïenza intera ebber di questo;
Che nell’entrar dell’incantate selve
Lor ferì un canto, e tale altra dolcezza
Che frenò l’ire, e i cor pien di vendetta;
Chiare udir dalle fronde emerger voci
70Di femminil concento, e trepidanti
Senza vento tremar foglie e virgulti;