Pagina:La coltivazione degli olivi.djvu/48

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libro secondo 37

Dal prolifico raggio, e dall’esterna
Luce investito si fecondi, incerto
Non mai l’effetto, unico mezzo è il ferro
205Adoperar se brami il frutto. Indarno
Altri fidando nel favor del cielo,
E del terren nell’insita pinguezza,
Gittato il seme, trascurò sedendo
I richiesti lavori, che da turpe
210Bisogno spinto a mendicar si volse,
O da tacita fame estenuato
Si giacque con sua squallida famiglia.
Tal dove Lusitania, e la crudele
Spagna mandò le croci e la rapina
215A desolar l’americano lito,
La debil schiatta de’ mortali inerte
In vil pigrizia si giacea fra tante
Naturali ricchezze, ed ozio imbelle
Governava lor salme. Invanamente
220La terra era feconda, che non tocca
Nè mossa dall’aratro si vestìa 6
D’erbe soverchie, che il vital segreto
De’ lavorii non si sapea da quelle
Non meno care al ciel libere genti.
225Non mancò chi dannando ogni lavoro
Del suol, tenne per fermo che compatto
Più lasciando il terren, men atto fosse