Pagina:La difesa della razza, n.1, Tumminelli, Roma 1938.djvu/12

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IL PARTITO E IL RAZZISMO ITALIANO

Il Ministro Segretario del Partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

Erano presenti i fascisti: Dott. Lino Businco, Assistente di Patologia generale nella R. Università di Roma; Prof. Dott. Lidio Cipriani, Incaricato di Antropologia nella R. Università di Firenze, Direttore del Museo Nazionale di Antropologia e di Etnologia di Firenze; Prof. Dott. Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuro-Psichiatrica della R. Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria; Dott. Leone Franzì, Assistente nella Clinica Pediatrica della R. Università di Milano; Prof. Dott. Guido Landra, Assistente di Antropologia nella R. Università di Roma; On. Sen. Prof. Nicola Pende, Direttore dell’Istituto di Patologia speciale medica della R. Università di Roma; Dott. Marcello Ricci, Assistente di Zoologia nella R. Università di Roma; Prof. Dott. Franco Savorgnan, Ordinario di Demografia nella R. Università di Roma, Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica; On. Prof. Sabato Visco, Direttore dell’Istituto di Fisiologia generale della R. Università di Roma e Direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche; Prof. Dott. Edoardo Zavattari, Direttore dell’Istituto di Zoologia della R. Università di Roma.

Alla riunione ha partecipato il Ministro della Cultura Popolare. Il Segretario del Partito, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi, ha ricordato che il Fascismo fa da 16 anni praticamente una politica razzista che consiste — attraverso l’azione delle istituzioni del Regime — nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza. Il Segretario del Partito ha soggiunto che il Duce parecchie volte — nei suoi scritti e discorsi — ha accennato alla «razza» italiana quale appartenente al gruppo così detto degli indo-europei.

Anche in questo campo, il Regime ha seguito un suo indirizzo fondamentale: prima l’azione, poi la formulazione dottrinaria, la quale non deve essere considerata accademica, cioè fine a se stessa ma come determinante una ulteriore precisa azione politica.

Con la creazione dell’Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze; deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi «razziste» in tal senso sono già state elaborate e applicate, con fascistica energia, nei territori dell’Impero.

Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni dovunque e anche in Italia come una «razza» diversa e superiore alle altre ed è notorio che malgrado la politica tollerante del Regime, gli ebrei hanno in ogni nazione costituito — coi loro uomini e coi loro mezzi — lo stato maggiore dell’antifascismo.

Il Segretario del Partito ha infine annunciato che l’attività principale degli istituti di cultura fascista nel prossimo anno XVII sarà l’elaborazione e diffusione dei principii fascisti in tema di razza, principii che hanno già sollevato tanto interesse in Italia e nel mondo.