Pagina:La difesa della razza, n.1, Tumminelli, Roma 1938.djvu/22

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RAZZISMO

La decisa presa di posizione degli studiosi fascisti a riguardo dei problemi di razza è stata salutata, non vi è dubbio, con sincero entusiasmo da tutti gli italiani. Era tempo, difatti, che anche da noi si prendessero a scrutare con superiori propositi le qualità insite per motivi biolo¬ gici nella nostra gente e si promovesse un movimento per convincere la generalità dei cittadini degli eccelsi motivi per cui è doveroso tramandare codeste qualità inalterate o se possibile migliorate; che ognuno, inoltre, fin nei più bassi ceti, venisse edotto di cosa rappresenti quale entità biologica, per indurlo nelle più svariate circostanze a comportarsi senza ledere la dignità di razza : di quella grande razza a cui non per caso « tanto deve la civiltà di tutti i continenti ». • Ripeto, è tempo di formarci ^illuminata coscienza di noi quali esseri viventi sottoposti alle leggi dell’universa natura e di vedere quanto nelle nostre opere e nel suc¬ cesso nel mondo è favorito da un particolare sustrato biologico; di capire che codesto successo verrebbe a mancarci se alterassimo tale prezioso sustrato; che in conclusione non ogni fenomeno culturale, e quindi nem¬ meno politico od economico, è compatibile con qualunque tipo di uomo. In altri termini, nessuno deve oggi ignorare il porsi di determinati, sensibilissimi valori di razza, e cioè innati, alla base di quanto dà consistenza, slancio e dinamismo a una nazione ed alla sua civiltà. Non curarlo, e quindi mettersi sulla via di alterare quei valori — cosa più che facile senza controllo rigido e continuo! — po¬ trebbe dunque equivalere a impoverimento o addirittura tramonto di una civiltà. Agli occhi dell’antropologo, abituato a indagare le cause biologiche del divenire delle nazioni, parla in tal senso tutto il passato dell’umanità. Gli appariscono così . chiari i pericoli sempre più gravi degli sregolati contatti di razza del presente e la non brillante situazione dell’av¬ venire a meno di draconiane provvidenze. Sacrosanta è dunque la crociata bandita per la difesa, anche in senso biologico, della nostra razza. Sarà anzi da dire fin da ora «guai ai trasgressori!» perchè essi compromettono l’Italia di domani, quand’anche il loro malfare si risolvesse — e non è poco! — nel legare ai posteri l’inscrollabile, penoso e pericoloso fardello dèi bastardi in colonia. Chi vorrà più generarne una volta a giorno delle spropor¬ zionate conseguenze di un egoistico attimo di debolezza? Il considerare i contatti di razza nel senso accennato — non esaurito, è ovvio, nei soli confronti degli uomini di colore nè tanto meno limitato agli africani — non è nuovo per la scienza. Il problema fu anzi dibattuto ripe¬ tutamente anche in Italia e fra gli altri da Paolo Mante- gazza. Nei diversi paesi le discussioni relative restarono però a lungo oscure, perchè ridotte troppo a pura specu¬ lazione senza avere il coraggio di passare apertamente alle applicazioni pratiche nelle società umane. Ma ora in varie nazioni, e soprattutto in Germania dopo l’avvento di Hitler, si promulgano leggi contro particolari incroci; per impedire a determinate razze di varcare certi limiti geografici, o per ricondurre al luogo di origine elementi etnici uscitine e rivelatisi indesiderabili in mezzo ad altri ; per isolare o addirittura eliminare alcuni detriti umani socialmente disassimilanti e simili. All’uopo risultarono preziosi i deliberati di società scientifiche e di congressi appositamente riunitisi, e l’imponente letteratura sorta di conseguenza. Dal ristretto circolo di pochi studiosi le idee così si allargarono fino a divenire idee di Stato. A un movimento del genere non potevamo noi non partecipare degnamente. Quali sono i principi maggiormente affermatisi in questo vigoroso sorgere di una vera e propria antropo¬ logia politica? Va riconosciuta comune in essi la tendenza a dividere l’umanità almeno in tre categorie e cioè: in uomini appartenenti a razze capaci di creare la civiltà ; o viceversa appena suscettibili di riceverla; o peggio ancora ad essa refrattarie. In Germania si aggiunge una quarta distinzione, per una umanità incapace di civiltà propria e con tendenza al parassitismo sociale, nonché distruttrice di quanto altri edificano. Da qualche lato si obbietta però che in tal modo non si ha, secondo alcuni pretendono, una divisione in razze superiori e razze infe¬ riori nel senso di razze più o meno dotate di energie. Si sostiene difattì che la somma delle energie sia in ogni tipo umano una costante, per cui un lato — ad esempio quello in cui eccellono, le presunte razze creatrici — è più ricco perchè sottrae ai rimanenti. A parte queste discussioni, rimane il fatto che le cate¬ gorie accennate sono stabilite partendo dalle facoltà men¬ tali, ossia dando ad esse valore supremo fra i motivi per cui sono da tenejsi ben distinte tra loro; si. ammette, insomma, che nelle razze le caratteristiche psichiche differiscano non meno di quelle somatiche e con effetti talora deleteri nell’incrocio. Sta qui, anzi, uno dei capi¬ saldi del razzismo, insieme all’altro dell’indissolubile legame — governato dalle rigide leggi dell’eredità biolo¬ gica — tra natura razziale e elevatezza di spirito, tra razza e civiltà. Divengono così facili le deduzioni sul destino dei popoli che senza discriminazione ricevono sangue da razze ad essi estranee. Per rifiutare consimili affermazioni certuni adducono l’inopportunità di estendere all’uomo principi il cui 12