Pagina:La difesa della razza, n.1, Tumminelli, Roma 1938.djvu/43

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{{RigaIntestazione|PECCATI

sempre più viene distanziandosi dal sistema borghese, e ferreamente inquadrando il credito, gl’investimenti di capitali, i prezzi, gli scambi, e le forze di lavoro, al servizio della collettività nazionale. A queste misure gli Ebrei hanno reagito — per mezzo delle loro ben organizzate camarille — cercando di accaparrare posti di controllo nei nuovi istituti parastatali, disciplinatori dell’economia, onde volgere possibilmente a loro vantaggio i poteri assegnati a questi ultimi, e consolidare la loro egemonia economica nel Paese.

Il quarto, gravissimo peccato mortale nei confronti di Giuda, è stato commesso dal Fascismo sul terreno della politica estera, forgiando l’«Asse» Roma-Berlino, che, attraverso una collaborazione, reciprocamente fruttuosa, fra i due Paesi ha indubbiamente contribuito non poco a rafforzare la posizione del Regime nazista: del più fiero nemico — cioè — dell’Internazionale ebraica.

Quinto peccato capitale: riconoscimento del Governo del generale Franco, e mano tesa alla Spagna nuova, autoritaria e nazionalista, quindi antigiudaica.

Sesto peccato: adesione al Patto anti-Comintern con la Germania ed il Giappone. Con esso il Fascismo ha lanciato il suo guanto di sfida al bolscevismo, sul terreno intemazionale. È finita l’epoca in cui la repressione di ogni conato di propaganda bolscevica entro il Regno poteva conciliarsi con il mantenimento di rapporti cordiali col Governo di Mosca. Il Fascismo si afferma ormai come forza ideologica intemazionale, fuori del ristretto quadro della politica interna. I bolscevichi, che già da lungo tempo si compiacevano di applicare l’appellativo di «fascista» (con intenzione spregiativa!) ad ogni moto nazionalistico affiorante nel mondo, ad ogni reazione opposta dal sano istinto di conservazione dei popoli alle macchinazioni del Comintern, sono stati serviti al di là da ogni loro aspettativa. E con loro debbono dolersene — naturalmente — i Savi di Sion.

Settima ed ultima colpa (almeno per ora): accettazione dell’«Anschluss» da parte dell’Italia: sottolineata e convalidata poi dalle trionfali accoglienze riservate a Hitler in occasione della sua visita, nel maggio scorso. L’Anschluss ha distrutto la potentissima base viennese dell’Internazionale ebraica, al tempo stesso volatizzàndo le tenaci speranze degli Ebrei in future possibili divergenze italo-germaniche a proposito dell’Austria, con relative fatali ripercussioni sulla politica dell’Asse e sul Patto anti-Comintern.

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Chiunque non sia beatamente ignaro della mentalità ebraica troverà senza dubbio che questi sette elementi di contrasto hanno tale peso da escludere per sempre ogni possibilità di conciliazione. Il Fascismo — che nella sua prima fase poteva esser ritenuto da osservatori superficiali un movimento d interesse puramente nazionale e di carattere negativo cioè una semplice-reazione temporanea a certi mali e disordini di funzionamento della società italiana — è venuto via via rivelandosi come un indirizzo e un sistema di ricostruzione «ab imis» della civiltà ariana. In questo progressivo allargamento di orizzonti, in questo approfondimento graduale della sua dottrina, il Fascismo s’incontra e collabora naturalmente col Nazionalsocialismo e con tutti gli altri movimenti di riscossa ariana.

Anche il più cauto «opportunista» deve, quindi persuadersi che nulla v’è ormai da guadagnare tenendo coperta di un pudico velo la questione ebraica. La quale è una formidabile, indistruttibile realtà, che invano lo stupido secolo decimonono e la mentalità liberale credettero di eliminare ignorandola. Il Fascismo intende affrontarla virilmente: conscio di rendere così — oltre tutto — un segnalato servigio alla cultura occidentale.

Munire il popolo italiano di una coscienza razzista — specie nei riguardi degli Ebrei — significa consolidare ed assicurare le conquiste sinora realizzate dal Fascismo sul terreno sociale, economico, giuridico. Significa disarmare e distruggere l’insidia di elementi avversi e diversi, instancabilmente intesi a rovinare dal didentro, con lavoro di mina o di tarlo, il maestoso edificio del Regime, snaturandone e corrompendone le istituzioni.

Bisogna che il popolo italiano impari a conoscere i suoi nemici: fra i quali uno dei più pericolosi è appunto lo spirito ebraico, il quale alberga ed è operante — purtroppo — nella enorme maggioranza — se non nella totalità — dei singoli Ebrei.

Inoltre: innalzare la bandiera della guerra al razzismo ebraico significa accrescere l’irradiazione spirituale del nostro Paese — specie nell’oriente europeo, nella Penisola balcanica, e presso il mondo arabo; e conciliargli la simpatia e l’ammirazione dei sempre più numerosi «conoscitori di Giuda» disseminati sulla faccia del globo.

QUINTO FLAVIO